23 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 16:09:36

Cronaca

“Vogliamo 250mila euro dal Comune”


Al posto della ‘loro’ officina vedranno sorgere gli appartamenti che ‘salveranno’ la masseria Solito. Ma si dicono pronti a dar battaglia al Comune. Anzi, a dir la verità, la guerra è già iniziata, ed è tuttora in corso con una querelle giudiziaria ancora aperta e la richiesta di 250mila euro a titolo di risarcimento.

La borsa rigonfia di carte e documenti, a raccontare la storia della sua famiglia è Nicola Lauria. Il Comune nell’ormai lontano 2005 ha ‘chiuso’ l’autofficina che suo padre conduceva da più di quarant’anni. Oggetto del contendere sono proprio i locali, in via Rintone angolo via Icco, concessi in locazione da un ente comunale al signor Lauria (siamo negli anni ‘60), ma poi voluti indietro dal Comune (nel 2004).

Dalla giunta Di Bello a quella Stefàno. “A luglio scorso il Comune” racconta Nicola “non tenendo neanche conto del diritto di prelazione, ha firmato un contratto di permuta scambiando la masseria Solito (di proprietà privata) con dei locali, tra i quali quello in questione. A sua volta, il proprietario della masseria li ha ceduti ad una società che ne ricaverà 13 appartamenti”.

La guerra a colpi di carte bollate inizia nel 2004 con l’ordinanza di sgombero e continua tutt’oggi con la richiesta da parte della famiglia (rappresentata dall’avv Rispoli di Rieti) di 250mila euro al Comune, somma che comprende, spiega Nicola, il danno patrimoniale per aver dovuto cessare l’attività dall’oggi al domani e per aver visto peggiorare le condizioni di salute del capofamiglia, titolare dell’officina, morto nel 2008 (Nicola mostra una perizia medica e ricorda cosa abbia significato per suo padre, come comprensibilmente per qualsiasi artigiano, essersi visto portar via la sua attività).

Ma la famiglia oggi rivuole anche quei locali dove, confida Nicola, non è escluso che suo figlio, nipote del capostipite, possa continuare l’attività, nel nome del nonno. Tutto ha inizio nel 1966 con un contratto di locazione tra Vincenzo Lauria (il padre) e il presidente dell’ente comunale di assistenza (Eca), oggi non più attivo. Vincenzo avvia la sua attività, ripara le auto. “Una modesta bottega con la quale ha sfamato la sua famiglia con un regolare contratto di locazione e onorando ogni mese l’impegno del canone”.

Tutto va bene. Almeno fino al 2004. Come un fulmine a ciel sereno dalla direzione Patrimonio del Comune arriva “un’ordinanza di somma urgenza” con la quale l’ente intima di rilasciare l’immobile di via Rintone entro trenta giorni. Il motivo? (riepiloga Nicola, ancora incredulo) “nel documento si parla di occupazione senza titolo, ma il titolo c’è – dice mostrando la copia del contratto sul quale è impressa la data del 29 novembre 1966. A riconoscerlo – tiene ad evidenziare – è stato anche il Tar di Lecce (al quale la famiglia si è rivolta). Con sentenza del febbraio 2010 il tribunale ha annullato il provvedimento del Comune evidenziando come “l’occupazione dell’immobile era avvenuta in virtù di regolare contratto di locazione stipulato con l’ente comunale di assistenza”. E’ ancora il Tar a scrivere che “l’ordinanza con la quale è stato ingiunto lo sgombero è senz’altro affetta da eccesso di potere, così come lamentato dagli interessati che hanno agito dopo la morte del de cuius”.

Fatto sta che la bottega di “mestr Vicinz” viene chiusa “erano gli anni della giunta Di Bello, il periodo delle ricerche di qualche vecchio casolare da abbattere o di qualche terreno incolto da sfruttare. Quindi giù le baracche di via Oberdan, la vecchia Upim di via Mazzini per lasciar posto a parcheggi”. Il “regalo” arriva in casa Lauria il 21 dicembre del 2004. E’ l’inizio di “centinaia di lettere e incontri con assessori, consiglieri, dirigenti dell’allora giunta Di Bello e dell’attuale giunta Stefàno”. Oggi la famiglia di Vincenzo ha deciso di continuare la battaglia per quella che Nicola chiama ancora la “nostra” officina, nella speranza di poter scrivere la parola fine.La domanda è: cosa accadrebbe se, a lavori iniziati, si scoprisse (o il giudice sentenziasse) che i Lauria avevano ragione?

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