20 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Giugno 2021 alle 07:42:14

Cronaca

La reazione dei Riva: a casa 1.400 lavoratori

Lo scontro della famiglia proprietaria dell'Ilva con la magistratura tarantina


La risposta dei Riva non si è fatta attendere ed è di una violenza inaudita. Tanto che non sono pochi quelli che parlano di vero e proprio ricatto della famiglia proprietaria dell'Ilva di Taranto all'indomani dell'ennesimo maxi-sequestro di beni effettuato dalla Guardia di Finanza su disposizione della Procura tarantina.

Il gruppo Riva ha annunciato che da oggi metterà in libertà circa 1.400 addetti che operano nelle 13 società riconducibili alla famiglia e oggetto del sequestro di beni e conti correnti per 916 milioni di euro operato nell'ambito dell'inchiesta tarantina per disastro ambientale.

A svelare l'operazione che rischia di mettere sul lastrico migliaia di famiglie e decine di imprese dell'indotto è stata la Uilm nazionale.

Subito dopo è arrivata la conferma in una nota diffusa da "Riva Acciaio": cessazione da oggi di tutte le attività dell'azienda, esterne al perimetro gestionale dell'Ilva e relative a sette stabilimenti in cui sono impiegati circa 1.400 persone. La decisione viene motivata con il sequestro preventivo penale del Gip di Taranto.

La messa in libertà riguarderebbe vari siti produttivi che il gruppo Riva possiede in tutta Italia. Nel capoluogo ionico l'unica società interessata sarebbe 'Taranto Energia', che conta 114 dipendenti. L'azienda ha già convocato per oggi i sindacati di categoria, pare prospettando problemi per il pagamento degli stipendi.

Riva Acciaio spiega: da oggi cesseranno tutte le attività dell'azienda, tra cui quelle produttive degli stabilimenti di Verona, Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero, Cerveno (Brescia) e Annone Brianza (Lecco) e di servizi e trasporti (Riva Energia e Muzzana Trasporti). «Tali attività non rientrano nel perimetro gestionale dell'Ilva – afferma l'azienda – e non hanno quindi alcun legame con le vicende giudiziarie che hanno interessato lo stabilimento Ilva di Taranto».

«La decisione – afferma la società -, comunicata al custode dei beni cautelari, Mario Tagarelli, e illustrata alle rappresentanze sindacali dei diversi stabilimenti coinvolti, si è resa purtroppo necessaria poiché il provvedimento di sequestro preventivo penale del Gip di Taranto, datato 22 maggio e 17 luglio 2013 e comunicato il 9 settembre, in base al quale vengono sottratti a Riva Acciaio i cespiti aziendali, tra cui gli stabilimenti produttivi, e vengono sequestrati i saldi attivi di conto corrente e si attua di conseguenza il blocco delle attività bancarie, impedendo il normale ciclo di pagamenti aziendali, fa sì che non esistano più le condizioni operative ed economiche per la prosecuzione della normale attività».

«Riva Acciaio impugnerà naturalmente nelle sedi competenti il provvedimento di sequestro, già attuato nei confronti della controllante Riva Forni Elettrici e inopinatamente esteso al patrimonio dell'azienda – conclude l'azienda -, in lesione della sua autonomia giuridica, ma nel frattempo deve procedere alla sospensione delle attività e alla messa in sicurezza degli impianti cui seguirà, nei tempi e nei modi previsti dalla legge, la sospensione delle prestazioni lavorative del personale (circa 1.400 unità), a esclusione degli addetti alla messa in sicurezza, conservazione e guardiani degli stabilimenti e dei beni aziendali».

Insomma, la dichiarazione di guerra è stata consegnata dai Riva nelle mani della magistratura tarantina.

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