04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 01:55:00

Cronaca News

Ex Ilva, sit in degli imprenditori dell’indotto

"In ansia per il futuro della fabbrica di Taranto"


Gli imprenditori dell'indotto durante il sit in

Gli imprenditori dell’indotto del Siderurgico di Taranto hanno manifestato nella mattinata di oggi 22 giugno davanti agli uffici della direzione aziendale.

La manifestazione si è svolta in forma pacifica con la partecipazione di imprenditori di Confindustria e Confapi. Al contrario delle precedenti, organizzate per protestare per i ritardi dei pagamenti dell’azienda nei confronti delle imprese, con l’iniziativa di questa mattina gli imprenditori hanno voluto richiamare l’attenzione sul futuro della fabbrica, ex Ilva, ex ArcelorMittal e ora Acciaierie d’Italia.

Ormai da alcune settimane, lavoratori e imprenditori vivono in un clima di attesa della sentenza del Consiglio di Stato chiamato a decidere se gli impianti dell’area a caldo vanno spenti perché inquinanti e pericolosi per la salute dei tarantini, come ha deciso a febbraio scorso il Tar di Lecce che ha ritenuto legittima un’ordinanza del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, oppure possono continuare a produrre.
Per Vincenzo Cesareo, già presidente di Confindustria Taranto e attualmente uno dei tre componenti del comitato di reggenza che  guida l’associazione degli imprenditori, “il presidio serve a testimoniare una Taranto che spesso è silente ma che ha un interesse legittimo da difendere. Premesso che la nostra posizione è che la salute va sicuramente salvaguardata al di sopra di tutto, siamo però anche quelli – dice – che hanno  letto i documenti e credono in una ambientalizzazione possibile, negli strumenti tecnologici e scientifici per una  ambientalizzazione, e quindi assolutamente vogliamo evitare che si possa pensare ad un depauperamento di questo presidio  produttivo, che tra l’altro è unico in Italia, la fabbrica più grande di Italia col maggior numero di occupati”.

“Inoltre – ha aggiunto Cesareo – una palestra di tecnologie dove  sicuramente è necessaria un’opera di ambientalizzazione che ma che oggi, a differenza del passato, vede la possibilità sia in capo agli interessi e alle necessità del Governo, sia in capo a fondi di natura comunitaria, oltre che italiana, di mettere mano ad un processo di ambientalizzazione che già di per se la fabbrica ha cominciato. I parchi minerali che sono stati coperti sono solo un emblema”.

 

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