18 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 18:23:13

Cronaca

Scoppia la guerra dei paletti al quartiere Paolo VI

Le ire del Comitato Mar Piccolo: chiusa una via di fuga


E’ bastato che un paio di operai, di una ditta incaricata dal Comune, installassero cinque o sei paletti bianchi e rossi (nella foto) per scatenare il putiferio. A suscitare le ire del Comitato Mar Piccolo è la chiusura di una “via di fuga” che, da viale Cannata, permetteva di immettersi sulla strada d’accesso al centro direzionale Mar Piccolo.

Più di cinquanta i commenti postati su facebook. Tutti, o quasi, contrari alla “politica” adottata dall’Amministrazione comunale.


“Hanno poco rispetto del nostro quartiere” ha scritto un residente. “Quest’opera sta creando solo tanti disagi. Ora ci tocca aspettare diversi minuti al semaforo, visto che a Paolo VI i semafori sono perennemente rossi”.

I commenti, anche piuttosto duri nei confronti dell’Amministazione comunale, si susseguono, mentre c’è già chi prepara una petizione. “E’ assurdo sistemare i paletti in quel modo – afferma Angelo Di Ponzio, presidente del Comitato Mar Piccolo – siamo pronti a raccogliere le firme per far riaprire la strada. Forse soltanto in questo modo il Comune capirà di aver preso un abbaglio”.

Per capire le ragioni che hanno spinto l’Amministrazione comunale a sistemare una “palizzata” in via Cannata, abbiamo contattato il comandante della Polizia Municipale Michele Matichecchia. “L’unica ragione che ci ha spinto ad assumere questo provvedimento è riconducibile alla situazione di pericolo. Si tratta di uno spartitraffico tagliato in mezzo. Non c’erano spazi per poter frenare e prepararsi a svoltare perché viale Cannata è una arteria a scorrimento veloce. Il nostro intervento, quindi, si è reso necessario per evitare tamponamenti. In via Ancora, a differenza di Paolo VI, si riesce a svoltare tranquillamente e senza rischi”.

Ad ogni modo, il comandante Matichecchia, non pone limiti alla provvidenza: “Abbiamo sistemato dei paletti, quindi si tratta di una situazione provvisoria. Abbiamo preferito agire a questo modo per verificare la tenuta dell’intervento. Solo successivamente penseremo alla realizzazione di una opera definitiva come, ad esempio, un marciapiede”.

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