15 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 17:29:48

Cronaca

Diossina e fertilità, l’altro rischio. Parla il prof. Chiappetta

“Esistono pericoli per la riproduzione causati dalle concentrazioni di diossina”


“Esistono rischi per la riproduzione causati dalle concentrazioni di diossina, che può causare riduzione della fertilità”. Ad affermarlo  Luigi Chiappetta, ginecologo, andrologo e direttore sanitario del centro di procreazione medicalmente assistita, sterilità di coppia (Crea) di Taranto .

Una prima proiezione sulla fertilità maschile in associazione con l’esposizione annuale diretta a livelli di diossine è stata realizzata a Taranto. I dati sono emersi nel VI Meeting Nazionale sui nuovi orientamenti in andrologia e riproduzione assistita, “Ambiente, Comunicazione e Salute riproduttiva”. 


“L’opinione generale è che la qualità dei gameti, ovuli e spermatozoi – continua il dottor Chiappetta – stia decadendo nel tempo in aree geografiche diverse e che inquinanti organici persistenti potrebbero avere un ruolo causale. Il nesso diretto qui a Taranto non si è ancora riuscito a dimostrare. Sappiamo grazie ad uno studio sugli effetti della diossina sull’ovaio realizzato dott.ssa Raffaella De Palo, fisiopatologa della riproduzione umana dell’Università di Bari, che le coppie infertili sono il 20-25% e la maggior parte proviene da una fascia di territorio compresa tra Taranto e Brindisi. A Taranto si è realizzata una prima proiezione sulla fertilità maschile in associazione con l’esposizione annuale diretta a livelli di diossine. Sulla qualità del seme è stato compiuto nel 2011 (con il contributo del centro Crea e dell’Università degli studi di Bari) uno studio. Si è valutata l’associazione delle sostanze inquinanti emesse nell’aria di Taranto sulla fertilità maschile, distribuendo i pazienti in 3 gruppi, in base alla distanza dal centro della città (Taranto, provincia e fuori provincia) e concentrandosi sull’esposizione alla diossina (grazie ai dati ottenuti da Arpa Puglia)".

"Sono stati analizzati campioni di liquido seminale – prosegue – in 316 pazienti escludendo poi dallo studio gli uomini con problemi clinici. I primi dati hanno suggerito un aumento percentuale di stress ossidativo e frammentazione del Dna in campioni provenienti dalla città, confrontando quelli provenienti dagli altri due gruppi".

“Vorremo un monitoraggio della popolazione non soltanto per le patologie gravi o di tipo tumorale – conclude il dott. Chiappetta – ma anche per la salute riproduttiva. Questo incontro scientifico non vuole creare allarmismo nella popolazione ma sottolineare l’importanza della prevenzione, a partire dall’età adolescenziale”.

A specificare la correlazione tra ambiente e fertilità anche il direttore clinico del “Crea”, Domenico Carone: “ Noi riteniamo che così come accade in campo femminile, anche a carico della qualità degli spermatozoi ci possa essere uno stretto nesso con l’esposizione ai comuni agenti tossici, alcuni noti già dagli inizi degli anni ’90. Alcuni colleghi pugliesi agli inizi degli anni ’80 avevano cominciato un’indagine epidemiologica nei confronti  dell’infertilità maschile. I dati emersi dimostravano una riduzione delle capacità riproduttive. E’ chiaro che prima di trarre conclusioni sono necessari studi su vasta scala e su campioni ben più ampi di quelli che sono stati fino ad ora esaminati a carico della popolazione tarantina”.
 

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