22 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 07:26:25

Cronaca

L’Europa punta l’indice contro l’Italia per il caso Ilva

L’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini: l’inchiesta ha rallentato tutto: "Infrazione? Colpa dei giudici"


La Commissione europea sta valutando se aprire nella seduta di giovedì prossimo una procedura d'infrazione contro l'Italia per il mancato controllo di emissioni tossiche dall'Ilva di Taranto negli anni scorsi. Lo ha riferito una fonte della Commissione a conoscenza del dossier.

Una fonte del ministero dell'Ambiente italiano e un'altra fonte della Commissione hanno detto che tra Roma e Bruxelles è in corso al momento una "trattativa politica" sulla vicenda, per scongiurare l'avvio della procedura.


In merito è intervenuto l’ex ministro dell’Ambiente, Corrado Clini: “L’autorizzazione che ho firmato il 26 ottobre 2012 rispetta in maniera rigorosa le procedure europee, anzi l’Italia ha anticipato i tempi”.

Clini spiega come il problema sia sorto “successivamente al rilascio dell’Aia” quando “sono intervenuti i provvedimenti dell’autorità giudiziaria di Taranto che attraverso l’immobilizzazione di fatto di cospicue risorse hanno limitato la capacità operativa dell’azienda”. “Ho individuato un piano per il centro siderurgico tale da consentire la continuità produttiva ed il risanamento, l’approccio di Procura e gip era invece esplicitamente finalizzato alla chiusura del sito” ha aggiunto.

Dopo l'avvio di una prima procedura di acquisizione di informazioni (il cosiddetto Eu Pilot) a marzo del 2012 – cioè prima del sequestro degli impianti da parte della magistratura, sulla base di un esposto presentato dai Verdi – lo scorso 8 luglio la Commissione aveva posto all'Italia una serie di questioni sull'applicazione presso l'Ilva della direttiva Ue sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento. Le domande di Bruxelles riguardavano in particolare "l'applicazione delle condizioni fissate dalla direttiva Ippc nel permesso per l'Ilva, la gestione dell'immondizia e delle acque refluvie prodotte da Ilva, la possibile infrazione del diritto alla vita previsto dalla Carta Ue dei diritti fondamentali".

L'Italia ha risposto il 30 luglio, dicono fonti di Bruxelles e Roma. Ma la Commissione europea non ha ritenuto sufficientemente soddisfacente la documentazione, come ha ammesso anche lo stesso ministro dell'Ambiente Andrea Orlando in un'audizione alla Camera alcuni giorni fa: "Noi abbiamo risposto in modo dettagliato ai quesiti sollevati dalla Commissione, per la parte di nostra competenza. Tuttavia, il 19 agosto il Dipartimento per le Politiche Europee ha segnalato che la Commissione Europea ha chiuso negativamente il caso di pre-contenzioso e intende procedere all'apertura di una procedura di infrazione per violazioni della direttiva Ippc e della direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale".

Le due fonti di Bruxelles hanno riferito comunque che per il momento è stata accantonata la questione della violazione della carta dei diritti fondamentali della Ue da parte dell'Ilva: "Su questo punto per il momento non si va avanti". Intanto, i fiduciari dei Riva restano in carcere: lo ha deciso il gip.

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