03 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2020 alle 19:14:04

Cronaca

Commercio, ultima chiamata. Nel 2013 già chiuse quasi mille attività

Sottoscritta l’intesa con Confcommercio: fitti più bassi del 20% per chi è in difficoltà


Numeri da crac. E l’idea di cercare di salvare il salvabile. E’ una sorta di ultima chance quella che Confcommercio e Unione dei piccoli proprietari immobiliari hanno ideato di fronte a dati che parlano di chiusure a catena tra i negozi del Borgo, soprattutto, ma anche in periferia.

Si arriva così alla sottoscrizione – stamattina nella sede di viale Magna Grecia – del protocollo di intesa che ipotizza la possibilità ai commercianti tarantini in difficoltà di usufruire di uno ‘sconto’ sul fitto del locale. I bilanci delle imprese del commercio attestano ormai da qualche tempo una drastica riduzione del volume d’affari che ne mette a rischio la stessa sopravvivenza, come indicano le cifre delle chiusure (nel 2013 solo a Taranto hanno chiuso 207 attività commerciali, alle quali vanno sommate quelle del turismo e dei servizi).


E’ proprio da questo che si parte, da quella che dalla stessa Confcommercio viene definita “una persistente difficoltà che sta contribuendo a desertificare il Borgo di Taranto e a far chiudere molti negozi in periferia”.

Di qui l’idea di concordare la possibilità di negoziare una riduzione dei canoni di locazione. Il protocollo firmato stamattina dai presidenti Leonardo Giangrande e Ciro Parisi dell’Uppi (1.800 iscritti) è esteso a tutta la città, indifferentemente dal quartiere.

E’ Giangrande a spiegare come funziona: “Noi stiamo proponendo una riduzione. Il ragionamento va come ovvio concordato con l’agenzia delle entrate (e con il Comune, per la parte che riguarda l’Imu). Le imprese che volessero approfittare dell’accordo dovranno documentare i fatturati attraverso i bilanci che attestino il momento di difficoltà dell’ultimo triennio”. Momento di difficoltà che deve corrispondere ad almeno il 20% in meno degli importi di incasso per poter usufruire della riduzione del 20% del canone stabilito dal contratto in essere. Riduzione applicabile per due anni, questa la durata dell’intesa. E’ a discrezione del singolo proprietario la decisione di applicare lo sconto. Si parla di contratti in essere, quindi di imprese già esistenti, non di incentivi per le nuove attività. Nella proposta c’è anche la richiesta al Comune di applicare una riduzione del 30% dell’Imu nei confronti del proprietario del locale concesso in fitto a condizioni agevolate. Idem per i nuovi contratti.

“L’idea – ha spiegato Giangrande – è aiutarle a non chiudere. Per questo abbiamo pensato all’accordo con l’Uppi. Facciamo tutti qualche sacrificio per favorire la ripresa. L’idea è che, sempre se il proprietario acconsente, invece di chiudere, il titolare dell’attività può ridurre le spese. Può essere un aiuto per superare il momento di difficoltà”. Un esempio: se il fitto oggi è di 1.000 euro si può negoziare una riduzione di 200 euro. E così via. Finito il periodo dei saldi, ora i ribassi si pensa di applicarli a favore dei commercianti. Quindi spazio ai numeri, snocciolati dallo stesso Giangrande: “nel 2012 il Tribunale di Taranto ha registrato 740 pignoramenti immobiliari, 5.000 invece i pignoramenti di beni mobili; 60 le istanze di fallimento che hanno riguardato attività e 300 i ricorsi per fallimento”.

La vera ‘strage’ è nelle cifre che parlano delle saracinesche abbassate: il primo semestre del 2013 riporta un saldo negativo di 224 attività tra nuove aperture e chiusure a Taranto (e provincia). Visto nel dettaglio, il dato è anche più eloquente: nel settore del commercio si sono avute a Taranto e provincia 408 nuove iscrizioni contro 587 cessazioni; il turismo ha contato 101 nuove attività e 134 chiusure, il settore dei servizi oscilla tra le 166 aperture e le 178 chiusure. “In due anni e mezzo nella provincia – ha enfatizzato Giangrande – abbiamo registrato un saldo negativo di 855 unità”. Più indicativi i dati focalizzati sul capoluogo: lo storico degli ultimi anni riporta, nel 2011 un saldo negativo tra iscrizioni e cessazioni di 140 attività; saldo che nel 2012 sale a -156. Nel primo semestre dell’anno in corso -81 (risultato che emerge dalla differenza tra 240 iscrizioni tra commercio turismo e servizi nel solo capoluogo e 321 ces-sazioni). In due anni e mezzo un saldo totale di – 377 e un totale di 1.348 imprese chiuse in città nei diversi settori. “Vuol dire circa 400 locali che, a Taranto, non producono reddito”.

Se non è emergenza questa.

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