20 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 20 Ottobre 2020 alle 21:48:32

Cronaca

Napolitano e Letta, colloquio anche sull’Ilva

Resta in bilico il Consiglio dei ministri di oggi


Resta in bilico il consiglio dei ministri di oggi che, tra le altre cose, dovrebbe dare il via libera alla 'manovrina' per rientrare nel 3% del rapporto debito-Pil e affrontare il nodo relativo al caso Ilva-Riva Acciaio.

Già ieri sera era circolata la voce che la riunione si sarebbe tenuta nel pomeriggio, alle 17,30 ma stamattina la convocazione formale non è stata ancora diramata, facendo tingere di giallo la vicenda e quindi il sospirato ok al ‘decreto Riva’ per la riapertura delle fabbriche che l’azienda ha chiuso adducendo come motivazione i sequestri disposti dalla Procura di Taranto.


Prima del Cdm si attende che dal colloquio tra il premier Letta ed il presidente della Repubblica Napolitano si capisca se il governo c’è ancora, dopo la bufera delle annunciate dimissioni dei parlamentari Pdl per la vicenda della decadenza di Berlusconi.

Napolitano, più che sensibile sulla vicenda Ilva, potrebbe mettere sul tavolo anche la necessità assoluta del decreto per la riapertura di Riva Acciaio Ordinario caos, quindi. In cui si inserisce il delicatissimo incontro tra il ministro Zanonato, i vertici aziendali ed il custode giudiziario Mario Tagarelli, dopo il fitto scambio di lettere dei giorni scorsi.

“I beni in sequestro, ivi incluse le liquidità attuali e quelle differite e i prodotti finiti, devono essere gestiti e amministrati dal custode amministratore giudiziario, che ne concederà l'uso alla società al fine di riavviare e dare prosecuzione all'attività aziendale”. Così il custode dei beni di Riva Acciaio. La lettera, in risposta ad una nota diffusa dall'azienda, è stata inviata a Riva Acciaio, e per conoscenza al ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato e al sottosegretario dello stesso dicastero De Vincenti.

Il custode giudiziario sottolinea nella lettera che la gestione dei beni sequestrati sarà “nella prospettiva dell'incremento del valore del patrimonio in sequestro e nel rispetto di tutte obbligazioni pecuniarie assunte nei confronti degli interlocutori della società (dipendenti, fornitori, banche, Erario, enti previden-ziali e locali, ecc.)”.

Tagarelli aggiunge che “l'uso dei beni e della liquidità in sequestro dovrà avvenire nell'ambito di idonee procedure di controllo e operative, che tengano conto delle dimensioni della complessità della struttura aziendale”. “Non si ravvedono profili di criticità ed incertezza in ordine al rischio, che si afferma essere stato paventato dagli istituti di credito, del mancato recupero di quanto anticipato o garantito in favore della società Riva Acciaio spa” scrive ancora il custode amministratore giudiziario dei beni sequestrati al Gruppo Riva. Il custode prosegue precisando all'azienda che “le somme potranno essere da voi utilizzate – si legge – nell'ambito dell'ordinaria gestione finanziaria aziendale, fermo restando l'esercizio da parte del custode amministratore giudiziario del controllo preventivo consuntivo sul coretto uso dei foni”.

Tagarelli ribadisce, così come già indicato dal gip, che i crediti dell'azienda non sono sottoposti a sequestro. “Va da sè che, al momento del loro incasso i corrispondenti importi dovranno essere gestiti e amministrati dal custode amministratore giudiziario, nella prospettiva della virtuosa gestione aziendale e del rispetto delle obbligazioni tempo per tempo assunte dalla società”.

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