25 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

Cronaca

Ritardi per l’Aia, Arpa si difende e contrattacca

Copertura dei parchi minerari, “la nostra un’assenza giustificata”


“Si deve con rammarico prendere atto che, a distanza di due mesi dalla nomina sua e del dott. Bondi, nomina avente caratteristica di funzione pubblica, non è stato richiesto alcun incontro con questa agenzia nè si ha alcuna notizia della pubblicazione dello schema del piano di misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, previsto dal V comma dell’art. 1 della legge 89/2013 a cura del commissario straordinario, per eventuali osservazioni di nostra competenza”.

La stoccata al subcommissario Ilva, Edo Ronchi, è firmata dal direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato. Difesa e contropiede, quella del prof. Assennato, con il colpo a Ronchi in coda ad una nota con la quale l’agenzia chiarisce che i ritardi nell’applicazione dell’Aia da parte dell’Ilva non dipendono dall’Arpa.


“Lei avrebbe attribuito un ritardo nella concessione a Ilva del permesso a costruire la copertura dei parchi minerari all’assenza di Arpa e Asl alla prima conferenza dei servizi indetta dal Comune di Taranto in data 18 settembre, assenza che avrebbe causato un rinvio della stessa al 21 ottobre prossimo” scrive Assennato. Che conferma l’assenza – “causata dalla improvvisa indisponibilità per malattia del dirigente incaricato” – ma definisce “inaccettabile che la sola assenza dell’agenzia alla prima conferenza di servizi (si ribadisce per una licenza edilizia e non per una autorizzazione ambientale) possa essere causa di un qualsivoglia significativo ritardo procedurale”.

Intanto le norme del decreto Riva Acciaio che il governo non aveva approvato sembrano destinate a rivivere come emendamento al decreto legge sulla Pubblica amministrazione. Su quest'integrazione, così come su tutto il pacchetto degli emendamenti al decreto Pa (un centinaio), la commissione Affari costituzionali del Senato ha dato il via libera. Oggi l'approvazione finale.  

La norma che prende spunto dalla vicenda Riva Acciaio tende a disciplinare il sequestro preventivo evitando che questo possa determinare, come è accaduto nei giorni scorsi per il gruppo siderurgico, lo stop della produzione e del lavoro. L'emendamento infatti prevede che nel caso in cui il sequestro “abbia ad oggetto società, aziende, ovvero beni, ivi compresi i titoli, nonchè quote azionarie e liquidità anche se in deposito, l'organo di nomina giudiziale ne consente l'utilizzo e la gestione agli organi societari esclusivamente al fine di garantire la continuità e lo sviluppo aziendali, esercitando i poteri di vigilanza e riferendone all'autorità giudiziaria”.

E’ stato il presidente della commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti del Pd, a presentare l'emendamento. Oltre alle norme sul sequestro preventivo, un altro emendamento, presentato sempre da Mucchetti, estende i poteri del commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, sulle società controllate. In questo modo si punta a mettere ulteriormente ‘in sicurezza’ il siderurgico, sul fronte economico.
 

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