21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 19:30:12

Cronaca

Licenziamenti alla Vestas, sarà marcia su Roma

I sindacati hanno organizzato due bus. Partenza alle 5 dallo stabilimento


L’appuntamento è alle 5 di domani mattina, venerdì 4 ottobre, davanti allo stabilimento di via Ariosto presidiato ormai da due giorni dai lavoratori. Un centinaio di loro saranno domani con i sindacati a Roma, per il primo incontro sulla Vestas. La multinazionale danese dell’eolico ha annunciato – e ufficializzato ieri – “l’intenzione di chiudere lo stabilimento per l’assemblaggio di navicelle a Taranto”.

Oggi, terzo giorno di presidio davanti ai cancelli al rione Tamburi. Domani due pullman organizzati partiranno da Taranto alla volta della capitale. I sindacati, convocati per domani alle 14 al Ministero dello sviluppo economico, chiederanno di mantenere in vita il sito produttivo tarantino, fuori ci saranno i lavoratori in presidio.


E, intanto, si alimenta il dibattito. In una nota i gruppi consiliari del Comune di Taranto scrivono: “Taranto non può più perdere altri posti di lavoro e tantomeno aziende eco-sostenibili alternative alla monocultura dell’acciaio. Nell’esprimere solidarietà ai lavoratori e alle loro famiglie, si aspettano un intervento celere e determinato del presidente della Regione Nichi Vendola così come accaduto per la vicenda Bridgestone di Bari”.

Per l’assessore regionale al Lavoro, Leo Caroli, “La Vestas non può eludere le proprie responsabilità sociali nei confronti del territorio in cui opera, né nei confronti del Governo italiano che, attraverso la L. n. 181/1989 per la reindustrializzazione dell’area di crisi di Taranto, ha finanziato con ingenti risorse pubbliche l’investimento iniziale. La multinazionale danese ha a Taranto tre differenti stabilimenti. Complessivamente i lavoratori occupati sono quasi 700 e quelli della fabbrica delle turbine, minacciati dai licenziamenti, circa 140. Due gli aspetti che preoccupano. Il primo attiene al metodo: come si può aprire una procedura di mobilità (stadio finale di una crisi) senza aver fatto prima ricorso alla Cassa ordinaria ed a tutti gli altri ammortizzatori straordinari? Il secondo aspetto  riguarda le possibili conseguenze negative che tale volontà di disimpegno potrebbe avere sugli altri due stabilimenti produttivi Vestas di Taranto. La Regione non lascerà soli quei lavoratori, le loro famiglie ed il territorio martoriato dalle diverse crisi industriali e concorrerà alla definizione delle soluzioni possibili già a partire dal Tavolo ministeriale”.

Costanzo Carrieri, presidente del Consorzio Asi di Taranto, nell’esprimere solidarietà ai lavoratori, chiede interventi urgenti a favore della competitività delle aziende insediate a Taranto. “L’azienda danese, insediata in area di pertinenza del Consorzio Asi, è arrivata a Taranto negli anni ’90 non casualmente, ma in quanto usufruttuaria dei benefici della legge 181 che prevedeva incentivi per la reindustrializzazione. Oggi è certamente vittima di una crisi di mercato dell’eolico dovuta soprattutto alla concorrenza cinese, ma è pur vero che a Taranto non ha puntato su segmenti di produzione più competitivi come quelli dei generatori prodotti in Spagna dalla stessa Vestas. I danesi guardano con interesse ad insediamenti in altri mercati economicamente più vantaggiosi. I Italia i vincoli sono troppo, troppo pesanti. Urge invece un piano strategico che riposizioni l’intero sistema industriale di Taranto, non soltanto quello siderurgico, tra le realtà economicamente strategiche per il Paese, che consenta alle aziende insediate di trarre effettivi vantaggi (sgravi fiscali, logistica e trasporti efficienti, servizi di facilitazione burocratica etc.). Non è più possibile affrontare in maniera isolata questioni come la Zona Franca, il risanamento ambientale, il porto, la logistica, l’aeroporto, il sistema stradale e ferroviario, ma bisogna inserirle  in un disegno strategico globale, sottoposto a normative speciali, magari frutto di leggi obiettivo ad hoc, che costituirebbero solo in minima parte quel risarcimento dovuto a Taranto per i tanti danni arrecati all’ambiente e alla salute dei cittadini dalle produzioni industriali inquinanti”. L’idea è “rendere Taranto zona di interesse economico nazionale”.

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