24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Giugno 2021 alle 20:01:57

Cronaca

Pagamenti Ilva, tempi biblici. Proteste e denunce

Alcuni imprenditori tarantini rivelano: molti istituti di credito non ci scontano più le fatture del siderurgico


Continua il dibattito promosso da Taranto Buonasera sul tema “Così l’Ilva fa fallire il territorio”.

Dopo il resoconto pubblicato martedì scorso nel quale abbiamo riportato una serie di lamentele e di denunce da parte di numerosi imprenditori tarantini secondo i quali la parte da leone nella crisi di Taranto sarebbe da attribuire all’Ilva, oggi è la volta di un altro gruppo di imprenditori che spiegano le conseguenze a catena che provoca l’Ilva direttamente sulle aziende del territorio.


Un esempio concreto? Molti istituti di credito non scontano più le fatture del colosso siderurgico, una volta considerate come degli assegni circolari, oggi, ci confessa riservatamente un direttore di banca, alla stregua della carta straccia. Perchè? Per il ritardo ormai cronico, da oltre un anno, con cui lo stabilimento tarantino liquida i pagamenti, e così facendo molte imprese accumulano fatture tutte non pagate nel proprio “castelletto”.

In sostanza, spiegano dalle banche, quando ci vediamo arrivare la seconda, la terza o la quarta fattura, e non è ancora stata pagata la prima da parte dell’Ilva, noi dobbiamo frenare le anticipazioni e bloccare l’erogazione a clienti che magari fino all’anno scorso godevano di un credito illimitato. Ovviamente, ci sono le eccezioni, soprattutto da parte delle banche più piccole che hanno a che fare con pochi clienti appaltatori o sub appaltatori dell’Ilva, ma perchè il rischio sui piccoli numeri non è paragonabile a banche che hanno 100 o 200 clienti che lavorano con l’Ilva.

Imprenditori e banche, tuttavia, ancora preferiscono mantenere l’anonimato, evidentemente non si sa mai. Ma tutte le informazioni vanno nello stesso senso e paiono confermare il tema sul quale Taranto Buonasera ha promosso il dibattito. Finora, tra tutti i soggetti in causa è intervenuta la sola Confindustria. Gli altri, a cominciare dai nostri deputati, ai dirigenti politici, ai dirigenti istituzionali deglli altri enti di sviluppo del territorio, preferiscono tacere e far finta di nulla. Oppure non hanno nulla da dire, tanto il problema è degli altri non loro. Come se il fallimento di una azienda tarantina non avesse lo stesso valore di una danese, tanto per fare un esempio, e se i lavoratori e le maestranze in esse impegnati siano di serie B rispetto ad altri. Il dibattito continua.

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