Cronaca

I Geologi di Puglia: la tragedia del Vajont non ha insegnato nulla

L'intervento di Salvatore Valletta sull'alluvione di Ginosa


«Il territorio pugliese come quello di tutta l’Italia in queste ore sta dimostrando la sua fragilità ed esposizione alla pericolosità idraulica e geomorfologica. Oggi, come ieri possiamo solo esprimere un forte rammarico per le vite umane spezzate, vite di concittadini che nella loro quotidianità si sentivano protetti da uno Stato e da tutti quegli Enti preposti alla gestione del territorio. Lo sforzo di questi anni non è bastato; l’elenco delle alluvioni nel tarantino nell’ultimo decennio sono tante: settembre 2003, novembre 2004, marzo 2011, settembre 2011, ottobre 2012 solo per citare alcune delle più disastrose con effetti su beni e persone». 

A sottolinearlo, in una nota, è il Presidente dell'Ordine dei Geologi della Puglia, Salvatore Valletta. «Negli ultimi 60 anni – prosegue – gli eventi naturali a carattere disastroso in tutta la penisola, collegabili principalmente a fenomeni quali alluvioni, frane o colate di fango e detriti, sono stati più di 3.300; migliaia i morti, centinaia di migliaia il numero di sfollati costretti a trovare soluzioni alternative alla loro fissa dimora».

«Dopo ogni evento – sottolinea il Presidente dei Geologi – si piangono i morti, si confortano i sopravissuti, si calcolano i danni, si raccolgono “le sentite” dichiarazioni dei decisori, si spera nell’avverarsi delle tante promesse. Dopo ogni evento si cerca di comprendere le cause. Così inizia l’elenco dell’ovvio: abbandono delle campagne, abusivismo edilizio, assenza di manutenzione dei fiumi, incendi, cambiamenti climatici. In questi giorni si sta ricordando in tutta Italia quello che le Nazioni Unite nel febbraio 2008 hanno individuato uno dei primi cinque peggiori disastri provocati dall’uomo: la tragedia del Vajont (9/10/1963). Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, ha terminato il suo intervento di apertura dei lavori alla Conferenza di Longarone del 6 ottobre affermando “La domanda più ovvia che possiamo porci è se quella tragedia sia servita, se dopo 50 anni si sia fatto tesoro di quel che è successo. A giudicare dallo stato in cui versa il territorio italiano, si dovrebbe dire di no; dopo il Vajont la storia italiana ci racconta di troppe altri morti e distruzioni, che negli ultimi tempi sembrano diventare persino frequenti. Dal 2009 a oggi, negli ultimi cinque anni, dai 37 morti di Giampilieri, assistiamo con una frequenza allarmante ad alluvioni e frane, che coinvolgono il Paese da Nord a Sud, senza risparmiare città importanti, ricche e industrializzate come Genova”».

«Il territorio Pugliese in particolare – insiste il Presidente pugliese dei Geologi -, come si è ormai più volte preso atto, non è per nulla scevro da specifiche vulnerabilità geoambientali; questo, ad una apparentemente “semplicità” e “uniformità” negli assetti morfologici ed idrologico-idraulici delle grandi aree morfogenetiche che lo costituiscono, contrappone una estrema variabilità e complessità dei numerosi e spesso interagenti fenomeni dinamici in atto, molti dei quali anche in grado di minacciare direttamente l’uomo e le sue attività. Esemplificativi, al riguardo, sono gli ambienti montani e sub-collinari dell’area dell'Appennino Dauno, dove le forme e le attitudini all’uso del territorio sono strettamente condizionate dalla acclività ed esposizione dei versanti e dallo sviluppo e dall’evoluzione dei processi erosivi e gravitativi in atto; di pari criticità sono le estese pianure fluviali del Tavoliere, dove i massicci interventi di sistemazione idraulica e di bonifica dei principali corsi d'acqua attuati nel recente passato, quali arginature, correzioni di sponda, nuovi inalveamenti, che hanno fortemente alterato gli originari assetti idraulici e morfologici, hanno contribuito sono parzialmente alla riduzione del rischio idraulico connesso ai fenomeni di esondazione».

«Non meno significativi – insiste -, in rapporto a questa preliminare disamina, sono gli estesi territori i cui caratteri morfologico-idrografici e le dinamiche morfogenetiche sono strettamente condizionate dal peculiare processo carsico: la limitata conoscenza e attenzione per le forme tipiche del carsismo quali le Doline e le Voragini naturali, nonché di quelle in cui la dinamica fluviale e quella carsica agiscono in contemporanea (incisioni fluvio-carsiche note comunemente coi nomi di "Valloni", "Lame" o "Gravine"), enormemente diffuse nelle aree del Gargano, delle Murge e delle Serre Salentine, ha reso concreto il pericolo di una disattenzione o banalizzazione delle stesse, fino al punto ad indurre a occuparle e perfino “cancellarle” con interventi edilizi o di trasformazione del territorio in genere, nell’assoluta ignoranza del delicato e irrinunciabile ruolo ricoperto dalle stesse nel complesso e delicato equilibrio idrogeologico e territoriale. La peculiarità di questi territori, che per estesi tratti risultano privi di corsi d’acqua con deflussi “costanti” e “significativi”, non comporta automaticamente l’assenza di una dinamica idraulica in grado di condizionare pesantemente o addirittura minacciare la naturale vocazione dello stesso territorio. La più o meno estesa rete di drenaggio di natura fluvio-carsica è infatti costituita essenzialmente da incisioni morfologiche variamente incassate nel substrato, talvolta discontinue e spesso senza una evidente gerarchizzazione, generalmente prive di qualunque deflusso idrico, interessate dal transito di piene consistenti e a luoghi “violente” solo in occasione del superamento di determinate soglie di intensità e durata della piovosità».

«Le politiche nazionali e regionali devono – scrive Salvatore Valletta –  intervenire in tempi brevi e con azioni incisive: istituire il Servizio Geologico Regionale a supporto le politiche regionali collegate all’ambiente e alla pianificazione territoriale, le cui competenze devono contribuire alla riduzione del rischio idrogeologico, e al monitoraggio strategico di alcuni rischi naturali. Un Servizio Geologico principalmente rivolto ai tecnici delle Pubbliche Amministrazioni, ai professionisti, alle imprese, al mondo della ricerca e dell’educazione, e a tutti i soggetti che operano sul territorio con l’obiettivo di fare prevenzione; rispettare le pericolosità individuate dagli enti sovraterritoriali come le Autorità di Bacino e aggiornare i Piani Comunali di Protezione civile; ripristinare in tempi rapidi il Comitato Tecnico dell’Autorità di Bacino della Puglia che una legge regionale frettolosa ha abrogato lo scorso luglio; progettare in termini interdisciplinari sempre e comunque nel rispetto delle unità fisiografiche come i bacini idrografici e degli equilibri intrinseci del territorio in cui si interviene; imporre una urbanizzazione con la progettazione delle grandi opere che siano compatibili con le caratteristiche del territorio e non viceversa; operare rispettando i piani sovraordinati che guardano al territorio come area vasta; istituire i presidi territoriali sotto una regia sopra territoriale in modo da far si che si operi in termini di previsione e prevenzione».

«Temi questi – scrive il Presidente – dove la categoria dei geologi ha sempre dimostrato sensibilità, competenza e consapevolezza nel prevedere, prevenire e gestire le emergenze. E’ urgente aprire subito un tavolo serio e costruttivo nell’interesse delle popolazioni e del territorio pugliese, altrimenti, politicamente e moralmente risulterà paradossale inaugurare una nuova opera come una strada, un ponte, una scuola, un ospedale sapendo che altre porzioni del territorio non sono in sicurezza e con essi le popolazioni che li transitano o li risiedono».

 

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