23 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Giugno 2021 alle 11:00:13

Cronaca

Crisi, crollato l’indotto Ilva. Circa 13mila occupati in meno

Il documento di sintesi presentato stamattina dai segretari di Cgil, Cisl e Uil


Dai fronti bollenti, con Vestas e Isolaverde in primo piano, alle vertenze storiche. Taranto flagellata sul fronte del lavoro. Dall’inizio della crisi ad oggi l’intera provincia ha registrato una riduzione di 13mila occupati. Un contesto nel quale ha pesato la crisi del siderurgico.

Oggi i sindacati confederali in conferenza stampa, hanno spiegato i contenuti del documento di sintesi sullo sviluppo dell’area ionica elaborato dagli attivi unitari che si sono dati appuntamento per il giorno 18 al Politecnico di Paolo VI per la manifestazione a sostegno delle politiche del lavoro.


Si parte dallo stato di crisi per tracciare, capitolo per capitolo, le priorità riassunte nel documento che, firmato sai segretari Luigi D’Isabella (Cgil,) Daniela Fumarola (Cisl) e Giancarlo Turi (Uil) verrà posto all’attenzione del Governo nell’ambito del tavolo interistituzionale per Taranto e che, su impegno del segretario nazionale confederale della Uil, Paolo Carcassi (a Taranto giorno 18), avrà valenza nazionale.

E’ di oggi invece la decisione dell’assemblea di Fim, Fiom e Uilm – stamattina allo stabilimento Vestas Nacelles – di organizzare subito un incontro con e altre due sedi tarantine della multinazionale dell’eolico (Vestas Italia e Vestas Blade). Tra giovedì e venerdì ci sarà un corteo in centro, diretto in prefettura “perchè” spiega Piero Berrettini (Fim Cisl) si tratta di aziende che fanno profitto in Italia per poi scappare lasciando per strada i lavoratori; nel caso della Vestas parliamo di una società da 27milioni di euro di utili netti nell’ultimo trienno”. Per Isolaverde, la società in house della Provincia, invece lo spartiacque è oggi alle 15 in Regione.

I lavoratori si sono mossi in pullman dalla Concattedrale per raggiungere Bari: in ballo 250 posti e la messa in liquidazione.
E veniamo al documento sindacale: “L’attuale condizione economico produttiva del territorio registra il fatto che le numerose crisi aziendali, alcune datate, come i casi  Natuzzi, Miroglio,  Cementir, altre più recenti (Vestas), sono in una fase di accentuazione . Analoghe considerazioni si propongono in maniera altrettanto drammatica per le piccole e medie imprese dell’appalto – indotto Ilva, dell’Arsenale e dell’Eni. In situazione non dissimile versano le imprese dei servizi (ditte di pulizia delle scuole statali) e dell’agroalimentare (Centrale del Latte e Borsci San Marzano) con il rischio di una possibile ingente fuoriuscita di lavoratori e lavoratrici dall’attività produttiva. Questo va a peggiorare l’attuale condizione occupazionale già critica, che ha visto dall’inizio della crisi ad oggi una riduzione di 13 mila occupati nell’intera provincia”.

Dati preoccupanti che viaggiano su queste cifre: “Le analisi specifiche evidenziano un tasso di disoccupazione in forte crescita: dall’11% del 2012, si passa al 13% del 2013 con un proiezione per il prossimo anno al 17%. Il ricorso alla Cig rileva un aumento complessivo del 28,2% su base annua, con incidenza del 56,1% su quella ordinaria e del 16% su quella straordinaria e in deroga. In questo contesto – evidenizano i sindacati –  ha pesato in maniera considerevole la crisi del polo siderurgico (Ilva e indotto), oltre alla delocalizzazione di taluni traffici in ambito portuale. Il quadro dell’economia locale si completa considerando sia l’avvio dei lavori di ambientalizzazione dello stabilimento Ilva, che quelli di infrastrutturazione del porto.

E’ fondamentale ed urgente, pertanto, non solo prestare la massima attenzione alle singole vertenze, anche di rilievo nazionale, ma mantenere, contestualmente, un congruo sistema di sostegno in termini di ammortizzatori sociali”. Nel dettaglio, sul fronte  investimenti: “E’ necessario” per i sindacati “accelerare e concretizzare le occasioni di investimenti pubblici e privati afferenti il territorio a partire dalle grandi aziende (Aia all’Ilva, progetti Eni, Cementir e Arsenale Marina Militare ) e all’ambito portuale”. Capitolo bonifiche “Il Sito di Taranto è risultato destinatario di un unico investimento complessivo di soli 119 mln. Di questi 61 a carico dello Stato e 58 a carico della Regione. Le misure in corso di realizzazione attengono, unicamente, ad un primo intervento sulle scuole dei Tamburi, sulla zona Pip di Statte e sullo studio per gli interventi di bonifica del Mar Piccolo. Considerando lo stato di avanzamento dei lavori, necessiterebbe sviluppare ulteriori progetti sino all’esaurimento del budget disponibile. Nel contempo occorre individuare, con estrema chiarezza, nuove fonti di finanziamento”.

Emergenza sanitaria: “ Permane, complessivamente, l’assenza di un impianto strategico che si sostanzi in misure di carattere sanitario a favore di lavoratori e cittadini”.Sistema Difesa: “L’intero sistema ionico vive, da troppo tempo, una lunga fase di transizione, sospeso tra i propositi di rilancio (Piano Brin) ed una realtà fatta di eterni rinvii. Il mancato completamento delle Officine Polifunzionali e la sospensione dei lavori di consolidamento del bacino “Ferrati” pongono pesanti ipoteche sul futuro dello stabilimento (l’Arsenale, ndr).

Polo universitario: “Alla ormai conclamata incapacità degli enti locali (Comune e Provincia) di sostenere finanziariamente il progetto formativo, segue  l’esigenza di un sistema derogatorio al D.M.n.47/13; di almeno un corso di laurea caratterizzato che recepisca le nuove vocazioni economiche del territorio e la reintegrazione del corso di laurea magistrale in Elettronica.

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