21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 19:30:12

Cronaca

Si prepara il “Vestas Day”. Timore anche per le altre due sedi

Oggi l’assemblea e si organizza il corteo degli 800


Nuova giornata di assemblea in casa Vestas. Stamattina i metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil hanno ascoltato i lavoratori dell’altra sede tarantina della multinazionale dell’eolico. La società danese ha annunciato la chiusura della Vestas Nacelles (147 dipendenti), ma ora si temono ripercussioni anche per la Blades e la Vestas Italia.

Stamattina i sindacati hanno raccolto l’adesione alla mobilitazione da parte dei colleghi della Vestas Italia, nel pomeriggio si tasteranno gli umori dei dipendenti della Vestas Italia service, con sede a San Giorgio. Si prepara il Vestas day, ovvero un corteo che si snoderà lungo le vie del centro e che farà tappa in prefettura.


“I lavoratori di Vestas Italia chiedono anche loro un piano industriale che possa garantire il futuro. Il timore è che tra un po’ toccherà anche a loro. Sospettiamo che ci sia una catena che, man mano, si smaglierà” spiega Piero Berrettini, Fim Cisl. Le assemblee di questi giorni servono a preparare la manifestazione che, battezzata Vestas Day, vedrà protagonista tutto il gruppo tarantino: “prevediamo l’adesione di all’incirca 800 unità, andremo a chiamare anche chi sta fuori dai cantieri, al montaggio”.

L’iniziativa assume una duplice valenza: da un lato l’imminente, annunciata, chiusura della Vestas Nacelles già a fine anno; ma c’è anche la richiesta relativa al piano industriale (“mai presentato seppure ripetutamente richiesto negli ultimi tre anni, da quando cioè Vestas ha annunciato la riorganizzazione”).

Intanto, allo stabilimento di via Ariosto è assemblea permanente: “saremo qui fino alla nuova convocazione del Ministero. Nel frattempo da qui non si muove nulla, comprese le sei turbine già pronte. L’Italia” spiega il sindacalista “deve decidere se le fonti alternative devono rimanere. Il nostro interlocutore è il Governo. Abbiamo fatto la guerra per l’ambientalizzazione dell’Ilva e ora facciamo chiudere un’azienda che produce energia pulita”. E si lavora ad un piano di iniziative.

Tra oggi e domani si capirà quando fare il corteo, se a fine settimana o se spostarlo di qualche giorno. Certo che i lavoratori si fermeranno sotto la prefettura: “E’ l’ultima azienda del manifatturiero che abbiamo a Taranto, tolto questo è il deserto” considera il rappresentante della Fim. “A Taranto dal 2008 ad oggi  siamo andati in consultazione con circa 1500 aziende per richieste di ammortizzatori sociali. Gestiamo la sofferenza di una platea tra gli 11mila  ei 17mila lavoratori tra cassa integrazione (ordinaria  e straordinaria)  e mobilità a Taranto e provincia. Assistiamo ad un fenomeno di devastazione”.

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