Cronaca

Volantini sul ponte girevole. “Cara Vestas, non andartene”

La lettera di Federica, 8 anni, figlia di uno dei 120 operai


Parole semplici, ma dirette, come quelle che solo i bambini sanno mettere insieme. Federica, 8 anni, figlia di uno dei 120 operai della Vestas Nacelles, affida ad una lettera il suo messaggio: alla multinazionale dell’eolico dove il suo papà va a lavorare chiede di non chiudere.

Stamattina la vertenza è sbarcata sui media nazionali, con la diretta di Raitre. Stasera, invece, i dipendenti dello stabilimento per il quale è stata annunciata la chiusura a fine dicembre faranno volantinaggio tra la gente, nei pressi del ponte girevole, dalle 18 alle 21.


Spiegheranno cos’è l’energia prodotta dal vento e che la chiusura dello stabilimento Nacelles vuol dire in prospettiva perdere circa mille posti, considerando l’indotto.

Federica non conosce numeri e cifre, ma analizza dal suo punto di vista la situazione che vive la sua famiglia. E scrive: “Cara Vestas, fino ad un mese fa eri la migliore industria di Taranto, non inquinavi e rispettavi l’ambiente. Ora hai deciso di andartene via, lasciando senza lavoro tante persone, tra cui il mio papà, non so perchè hai preso questa decisione ma mi piacerebbe che tu rimanga qua a Taranto, così tante persone torneranno a sorridere”. Parole che, con la grammatica  e le cancellature che si devono all’età, toccano il cuore.

“Non mi interessa la festa estiva o il regalo di Natale che sempre ci inviavi, ma mi piacerebbe che il mio papà, come gli altri papà possano trascorrere più tempo con noi serenamente e non come ora preoccupati. Quindi ti chiedo di ripensarci e di non chiudere più”. Firmato Federica.

Tra gli operai, è invece Christian a prendere la parola. “Sono ancora qui, a nome mio e dei miei 120 colleghi della multinazionale Vestas sita a Taranto, ad esprimere la nostra preoccupazione per la procedura di mobilità in corso nei nostri confronti. Innanzitutto questa è l’unica realtà che si occupa di eolico a livello industriale sul territorio italiano. Perderla significa andare a colpire in maniera pesantissima tutto il comparto del rinnovabile non solo in Puglia. Pertanto il problema è di carattere nazionale e non solo locale. Il comparto eolico è l’altra faccia della medaglia di una città straziata dall’inquinamento e dall’impatto sanitario dell’industria siderurgica.

Una delle poche realtà di cui noi tarantini andavamo fieri era proprio questa: la realtà delle energie pulite e rinnovabili. La chiusura della fabbrica di turbine non rappresenta una catastrofe solo per le nostre famiglie, ma anche per le famiglie delle attività satellite che orbitano attorno al nostro tessuto aziendale”. Nell’elenco delle realtà che subirebbero un contraccolpo Christian a titolo d’esempio mette l’agenzia di vigilanza, la ditta di pulizie, la ditta dei distributori di bevande e snack, quella che si occupa di accertamenti sanitari dei dipendenti, della produzione di abbigliamento da lavoro, le ditte di noleggio dei carrelli elevatori, fornitori locali e servizi portuali e di trasporto.

“Anche il porto subirà un ulteriore colpo da questa fuga di Vestas. La ricaduta occupazionale avrà un effetto domino con conseguenze sociali facilmente prevedibili. Ai cittadini disoccupati si prospetta un ventaglio di soluzioni che vanno dal lavoro nero alla criminalità, all’emigrazione e, chi non riesce a sopportare il peso della mancanza di prospettive, si suicida”. A proposito dell’effetto a catena: “in una città abitata da studenti, pensionati, esodati cassintegrati e disoccupati non sarà più possibile pagare le tasse e spendere soldi che non si hanno in tasca. Effetto domino che si abbatterà sugli esercizi commerciali al dettaglio prima e alla grosse catene poi. E’ così che muore una terra, la nostra: urlando, inascoltata”. Intanto, Cgil Cisl e  Uil con i metalmeccanici scrivono a Stefàno e all’assessore regionale Caroli per chiedere un incontro a livello territoriale in preparazione del tavolo al Mise.
 

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