23 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 16:09:36

Cronaca

Ilva: indagati vertici aziendali, politici e funzionari

Ilva, chiusa l’inchiesta. Tutte le accuse dei pm


TARANTO – Chiuso il cerchio. La Procura ha dato mandato alla Guardia di Finanza di noitificare, nelle prossime ore, gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta sull’Ilva di Taranto. Sipario, dunque, su un’indagine andata avanti per quasi quattro anni, focalizzata sull’accusa di disastro ambientale nell’area di Taranto, disastro causato dal gigante siderurgico che incombe alle porte della città.

Diversi gli step che hanno scandito l’ultima parte delle indagini.


Il 26 luglio 2012, in contemporanea con il sequestro dell’area a caldo perchè causa di ‘malattie e morte’, scattano gli arresti del patron Emilio Riva, di suo figlio Nicola Riva, oltre che di Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento, Marco Andelmi, capo area parchi, Angelo Cavallo, capo area agglomerato, Ivan Dimaggio, capo area cockerie, Salvatore De Felice, capo area altoforno e Salvatore D'Alò, capo area acciaieria 1 e 2 e capo area Crf.

Arresti chiesti dalla Procura e firmati dal gip Patrizia Todisco, che si inseriscono nel filone principale, quello relativo all’inquinamento dell’aria respirata dai tarantini.

Il 26 novembre 2012 scatta invece la fase-2, quella sui rapporti tra l’azienda e esponenti della politica e della pubblica amministrazione. Da qui il nome Environment Sold Out, “Ambiente svenduto”, come l’inchiesta viene ribattezzata.

Quattro persone finiscono ai domiciliari, due in carcere ed uno, Fabio Riva, altro figlio di Emilio e vicepresidente di Riva Group, tra i destinatari del provvedimento, si dà alla latitanza. Il gip Todisco firma l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’ex pierre Ilva Girolamo Archinà, e dell’ex direttore Luigi Capogrosso. Ai domiciliari va l'ex rettore del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti.

Il gip scrive anche di “numerosi e costanti contatti di Girolamo Archinà, direttamente, e di Fabio Riva, indirettamente, con vari esponenti politici tra cui il governatore della Puglia Nichi Vendola” il quale parlerà di rapporti di tipo istituzionale. “State tranquilli, non è che mi sono scordato!!… Il presidente non si è defilato” dice Vendola il 6 luglio 2010 al telefono con Archinà.

Parole finite nell’ordinanza, in cui la dottoressa Todisco scrive anche di pressioni nei confronti del professor Giorgio Assennato, direttore dell’Arpa Puglia.

In un’ordinanza parallela, dal gip Vilma Gilli viene posto ai domiciliari l'ex assessore all'Ambiente della Provincia di Taranto Michele Conserva, dimessosi in precedenza, oltre all’ingegner Carmelo Delli Santi, rappresentante della Promed Engineering. Conserva e Delli Santi sono entrambi accusati di concussione.

Anche il presidente dell’azienda, Bruno Ferrante, e il direttore Adolfo Buffo, vengono denunciati, nell’ambito dell’operazione che porta al sequestro dell’acciaio prodotto quando la fabbrica era sotto sequestro senza facoltà d’uso. Beni che saranno poi restituiti all’azienda tramite un decreto del governo.

Altro uomo Ilva di cui emerge il nome è quello dell’avvocato Francesco Perli, che avrebbe avuto i contatti con Luigi Pelaggi, membro della commissione ministeriale guidata da Dario Ticali, che stilò l’Aia del 2011.

Il 15 maggio 2013 viene portato in carcere, in esecuzione di un’ordinanza di custodia firmata dalla Todisco, il presidente della Provincia Gianni Florido, uomo di punta del Partito Democratico ionico ed in passato uomo forte della Cisl. L’accusa, quella di concussione in relazione alla gestione della discarica Mater Gratiae che si trova all’interno dello stabilimento siderurgico. Oltre all’ordinanza nei confronti del presidente della Provincia, subito dimessosi, i finanzieri notificano altri tre provvedimenti. Oltre a nuove ordinanza per Conserva  ed Archinà, va ai domiciliari l’ex segretario della Provincia Vincenzo Specchia, il cui arresto sarà però annullato dal Riesame.

In quei giorni esce fuori anche il nome del sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno: le indagini sul suo conto per omissioni in atti d’ufficio in relazione alle prescrizioni a tutela dell’ambiente cittadino prendono spunto da un esposto presentato dal consigliere comunale d’opposizione Aldo Condemi, e rientrano almeno in questa fase nell’alveo degli atti dovuti. Ancora, viene citato don Marco Gerardo, segretario dell’ex arcivescovo di Taranto monsignor Benigno Luigi Papa, accusato di false dichiarazioni al pubblico ministero in relazione ad una presunta tangente di 10.000 euro che l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, avrebbe consegnato al consulente del Tribunale nonché ex preside del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti per addomesticare una perizia sulle fonti di inquinamento.

Archinà aveva riferito agli inquirenti che quella somma, prelevata da cassa aziendale, non era destinata a Liberti ma si trattava di una elargizione alla curia tarantina. Per Cataldo De Michele, ispettore in servizio alla Digos, l’ipotesi di reato sarebbe rivelazione di segreti d’ufficio. Nell’ordinanza firmata dal gip Patrizia Todisco si fa riferimento a un centinaio di conversazioni telefoniche tra il poliziotto e l’ex dirigente dell’Ilva Girolamo Archinà nelle quali quest’ultimo sarebbe stato informato dall’ispettore di manifestazioni sindacali e di ambientalisti critiche nei confronti dell’Ilva. In particolare si cita un episodio del 7 giugno 2010 quando il poliziotto avrebbe riferito ad Archinà di un incontro che il procuratore Sebastio aveva avuto in questura con il direttore dell’Arpa Puglia, Assennato, per chiedergli una relazione sulle emissioni di benzoapirene da parte dell’Ilva.

Infine, il 5 settembre 2013 scatta la fase-3. Ad essere arrestati sono Lanfranco Legnani, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino ed Enrico Bessone, gli uomini di fiducia dei Riva in fabbrica, il cosiddetto ‘governo ombra’.

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