Cronaca

Fuga da Taranto alla disperata ricerca di un lavoro

Presìdi, scioperi e tavoli tra aziende e sindacati: è pane quotidiano nella città delle vertenze


Presìdi, scioperi, tavoli tra aziende e sindacati.

Per Taranto è pane quotidiano. Giorni difficili nei quali si assiste a quello che i sindacati hanno definito un ‘massacro’. Aziende che ‘fuggono’ dalla città lasciandosi alle spalle una scia di nuovi disoccupati. Cassintegrati, nella migliore delle ipotesi, che attendono tempi migliori.

Un settore, quello metalmeccanico, che in riva allo Ionio vive davvero un momento difficile. Qualcuno parla di desertificazione industriale: prima la Vestas che ha annunciato la chiusura dello stabilimento Nacelles. Ora Marcegaglia. Tutto intorno un’orbita di vertenze più o meno piccole, ma ugualmente importanti.

Ecco i fronti più caldi.


APPALTO ENI
E’ della tarda serata di ieri la notizia della convocazione da parte dell’Eni dei sindacati. Lunedì mattina riprenderà la discussione che riguarda 31 lavoratori rimasti fuori nel passaggio di appalto. La trattativa con i sindacati è volta alla ricerca di una possibile soluzione.
Una notizia, quella della convocazione che ha fatto sciogliere l’assemblea permanente proclamata ieri mattina da Fim Fiom e Uilm a causa di una situazione che non offriva soluzioni.

Proprio quelle che si cercheranno di inquadrare nel tavolo della prossima settimana. L’incontro con l’Eni si terrà lunedì mattina alle undici; intanto, a sostegno della vertenza dei lavoratori delle ditte De Pasquale e Rendlin, dalle 10 del mattino, ci sarà lo sciopero di tutto l’indotto Eni con i lavoratori che si incontreranno sotto la direzione dello stabilimento.

VESTAS
Per 120 lavoratori dello stabilimento Nacelles la data alla quale guardare è quella dell’11 novembre, quella dell’incontro al Ministero per lo sviluppo economico per discutere della vertenza. Il D-day è la fine di dicembre, poi tutti a casa. Ma i sindacati hanno da subito annunciato battaglia. La richiesta al tavolo romano? “La nostra idea” spiega Piero Berrettini, della Fim Cisl, “è che il ministero, come ha anche dichiarato in una diretta televisiva, non dovrà lasciare soli i lavoratori, è un impegno importante dello Stato sull’energia rinnovabile, e noi lo ricorderemo a quel tavolo. Che poi sia Vestas o altri, a noi va bene lo stesso, purchè si salvaguardi il lavoro”. E’, del resto, il motivo che ha portato gli stessi operai in strada; nelle scorse settimane il corteo ha attraversato le vie del centro. Un’iniziativa seguita dal volantinaggio tra la gente durante il quale sono state spiegate le conseguenze della decisione che metterebbe a rischio mille posti di lavoro, considerando l’indotto.

MARCEGAGLIA
Non solo l’eolico targato Vestas. Da Taranto va via anche la Marcegalia, azienda produttrice di pannelli fotovoltaici (e con questa altri 134 posti di lavoro). Tempi strettissimi per una vertenza che ha già fatto registrare le prime iniziative di protesta. Ieri, l’assemblea dei lavoratori tenuta nel pomeriggio, ha proclamato lo sciopero di otto ore per tutti i turni con presidio davanti all’azienda. Sono state sospese tutte le attività. Oggi è ancora sciopero. Così come lo sarà lunedì quando, in mattinata, si riunirà ancora l’assemblea per decidere le altre azioni da mettere in campo. I sindacati intanto chiedono che agli incontri ci sia anche la Marcegaglia, che non si tratti cioè di riunioni interlocutorie.

La società ha annunciato la cassa integrazione per cessazione di attività dal 18 novembre, ipotesi respinta dai sindacati; diversa sarebbe la cassa per crisi che darebbe dodici mesi di tempo. L’ipotesi della cassa per cessazione di attività è stata respinta perché, come spiega Berrettini (Fim Cisl) “ritenuta inaccettabile da parte di un’azienda che ha fatto profitti su Taranto sia con i pannelli che col nuovo impianto, una scommessa che ha voluto fare con il sacrificio dei lavoratori”. La partita resta tutta da giocare. Non è escluso che le due vertenze dell’energia pulita possano unirsi in un’unica manifestazione.

PORTO
Resta caldo il fronte del porto con il presidio in atto dei dipendenti della Essetieffe, la cooperativa che operava per conto della Taranto container terminal. In 55 ora cercano nelle istituzioni, nella Provincia e nel ministero un’ancora di salvezza. Per lunedì è stato intanto fissato un incontro in Provincia per studiare gli iter possibili a trovare una soluzione di cassa integrazione, un sistema di ammortizzatori sociali in attesa di tempi migliori. Mentre è confermato per giorno 13 lo sciopero dei dipendenti della Tct.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche