Cronaca

Ilva, ecco tutti i filoni della maxi inchiesta

Quattro anni di indagini. Cinquantatrè indagati, ventotto capi di imputazione


Quattro anni di indagini. Cinquantatrè indagati – 50 persone fisiche e le società Ilva, Riva Fire e Riva forni elettrici – ventotto capi di imputazione. E sviluppi potenzialmente clamorosi che ancora ci saranno, anche in ragione degli stralci relativi alle discariche ed alle emissioni. Più che di inchiesta Ilva, si può (anzi si deve) parlare di ‘inchieste’ Ilva. Ecco perchè.


IL DISASTRO AMBIENTALE
L’associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele suoi luoghi di lavoro, alla corruzione, al falso e all’abuso d’ufficio viene contestata al patron Emilio Riva, ai figli Fabio (a Londra, in attesa d’estradizione: se ne parla nel 2014) e Nicola, all’ex direttore Luigi Capogrosso, all’ex pierre Girolamo Archinà, all’avvocato Francesco Perli (l’unico a non essere stato arrestato).

I “FIDUCIARI”
Il reato associativo è contestato anche ai cosiddetti fiduciari Lafranco Legnani, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino e Enrico Bessone. Sono i componenti del ‘governo ombra’, uomini di strettissima fiducia dei Riva in Ilva, non inseriti negli organigrammi ufficiali.

GLI UOMINI-ILVA
Indagati per ‘posizioni collaterali’ ai reati principali sono dipendenti e consulenti del gruppo Riva. In testa l’ex prefetto di Milano Bruno Ferrante, primo presidente Ilva estraneo alla famiglia degli imprenditori dell’acciaio. Poi l’ex direttore Adolfo Buffo, i capi reparto Marco Andelmi, Angelo Cavallo, Ivan Dimaggio, Salvatore De Felice, Salvatore D’Alò, Cesare Corti, Giuseppe Casartelli, Vincenzo Dimastromatteo, Sergio Palmisano.

GLI INCIDENTI MORTALI
In quattro rispondono di due incidenti mortali avvenuti nel corso dell’indagine, incidenti costati la vita a Claudio Marsella (30 ottobre 2012) e Francesco Zaccaria (28 novembre 2012). Si tratta di Buffo, di Antonio Colucci, dei capi area e reparto Cosimo Giovinazzi e Giuseppe Dinoi, dell’ispettore Arpa Giovanni Raffaelli.

AMBIENTE SVENDUTO E I RAPPORTI CON LA POLITICA
E’ l’aspetto che ha creato più clamore. L’episodio in questo senso più rilevante è l’arresto dell’ex presidente della Provincia Gianni Florido, accusato di concussione ai danni di due dirigenti dell’ente, in concorso con l’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva, il cui primo avvocato Donato Perrini risponde di rivelazione di segreto d’ufficio, e l’ex direttore Vincenzo Specchia. Il sindaco Ippazio Stefàno è indagato per omissione d’atti d’ufficio. In questo filone si può inquadrare il fronte regionale, guidato da Nichi Vendola, indagato per concorso in concussione con Fabio Riva, l’avvocato Franco Perli, Luigi Capogrosso e Girolamo Archinà.

L’accusa, aver ‘piegato’ il direttore dell’Arpa, Giorgio Assennato, subordinando la sua conferma ai vertici dell’agenzia ad un suo ‘ammorbidimento’ verso il Siderurgico. Da rilvare come non risulti tra gli indagati l’ingegner Carmelo Delli Santi, rappresentante della Promed Engineering, arrestato insieme a Conserva.

I FAVOREGGIATORI
Per aver ‘coperto’ Vendola durante gli interrogatori è scattata l’accusa di favoreggiamento per l’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, l’onorevole di Sel ed ex assessore, Nicola Fratoianni, i dirigenti regionali Davide Pellegrino, Antonello Antonicelli, Francesco Manna, lo stesso Assennato e Massimo Blonda, dell’Arpa. Favoreggiamento a vantaggio di Archinà per il presidente della commissione ambiente della Regione, Donato Pentassuglia del Pd, per don Marco Gerardo, il luogotenente dei Carabinieri Giovanni Bardaro e l’ispettore della Aldo De Michele (la contestazione è rivelazione del segreto istruttorio), dello staffista della Provincia Angelo Veste.

L’AIA DEL 2011
Per la concessione della prima autorizzazione integrata ambientale, quella del 2011 poi riesaminata nel 2012, sono indagati per abuso e rivelazione di segreto d’ufficio il presidente della commissione Dario Ticali e il componente Luigi Pelaggi, in concorso con Vittoria Romeo, segretaria romana dei Riva e il funzionario regionale Pierfrancesco Palmisano.

I CONSULENTI
I consulenti della Procura Lorenzo Liberti e Roberto Primerano sono indagati per una perizia giudicata ‘addomesticata’.
A firmare gli avvisi di conclusione sono il procuratore capo Franco Sebastio, l’aggiunto Pietro Argentino, i suoi sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Raffaele Graziano e Remo Epifani.

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