23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 12:23:14

Cronaca

“Una web-tax, per ridurre le tasse ai lavoratori italiani”

La proposta del Presidente della Commissione Bilancio della Camera, il deputato pugliese Francesco Boccia


E' giusto che si paghino le tasse nel Paese dove le aziende operano e non dove hanno la sede legale. Un meccanismo che consente ad alcune multinazionali di scegliersi il Paese con la fiscalità meno pressante e massimizzare i propri profitti. A danno, però, dei Paesi dove si opera realmente.

E' il caso di molte aziende della web economy. I casi di Google, Amazon e Yahoo sono quelli più eclatanti. Un danno (peraltro perfettamente legale) per miliardi di euro per le casse dello Stato italiano.

Di questa evidente sperequazione si è fatto interprete il deputato biscegliese del Partito democratico, Francesco Boccia, Presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, che nei giorni scorsi ha presentato una proposta di legge per creare una sorta di web-tax. Una legge che ha un doppio obiettivo: da una parte recuperare almeno un miliardo di euro; dall'altra destinare queste somme ad aumentare il fondo per il taglio del cuneo fiscale. In altre parole, con i soldi prelevati dalle aziende che lavorano on line in Italia e che non pagano le tasse nel nostro Paese si possono ridurre le tasse a carico dei lavoratori italiani.

La proposta è stata presentata da Francesco Boccia qualche giorno fa all'assemblea del gruppo Pd e andrà a confluire nella legge di stabilità. L'ipotesi è di prevedere per i servizi online l'obbligo di rivolgersi a soggetti con partita Iva italiana. Nella norma si fa riferimento di fatto alle multinazionali con sede estera visto che quelle italiane le imposte le pagano già.

«Non è stressando il prelievo su accise, sigarette o scontrini del salumiere – afferma l'on. Boccia – che si possono recuperare nuove risorse, evitando che i nostri consumi on line arricchisvano soggetti che non hanno interesse a sviluppare attività economiche».

Il sistema è semplice: si introduce l'obbligo per i committenti di servizi on line di poter acquistare solo da soggetti in possesso di una Partita Iva italiana. In questo modo i soggetti passivi d'imposta non potranno più sfuggire al prelievo italiano su questi stessi servizi. L'obbligo si riferisce anche all'acquisto di pacchetti pubblicitari sui motori di ricerca. Qiesti spazi, dunque, potranno essere venduti esclusivamente da editori, concessionarie pubblicitarie o motori di ricerca in possesso di regolare partita Iva italiana.

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