Cronaca

Fuga da Taranto. Marcegaglia, sos al Prefetto

Dall’assemblea al presidio, decisione lampo dei lavoratori. Accelera la protesta


La decisione viene presa repentinamente. Le primissime ore della mattinata sono dedicate all’assemblea, durante l’ennesimo giorno di sciopero (si replica domani, ndr): i lavoratori di Marcegaglia riuniti insieme ai rappresentanti di Fim Fiom e Uilm imboccano la strada verso il centro, destinazione prefettura.

“Abbiamo deciso di andare subito sotto la prefettura” spiegano i rappresentanti sindacali “per chiedere un incontro urgente al prefetto; fargli recapitare la nostra richiesta affinchè a sua volta possa inviare un fax a Roma per sollecitare un incontro sulla vertenza prima di giorno 18”.


E’ quello lo spartiacque per i 134 dipendenti dell’azienda che produce pannelli fotovoltaici. In tarda mattinata è il vice prefetto ad incontrare la delegazione sindacale e a ricevere la richiesta ufficiale di un incontro prima del 18, data che, hanno ribadito i segretari dei metalmeccanici, sancisce la chiusura dello stabilimento. I sindacati hanno tracciato la storia dell’insediamento tarantino evidenziando come si tratti di un’azienda con commesse in essere, ricevendo l’impegno della prefettura a far partire in giornata il fonogramma al Governo.

Sono 134 famiglie che si vanno ad aggiungere alle 120 della Vestas (la chiusura dello stabilimento Nacelles di Taranto è stata annunciata per fine dicembre). Per la multinazionale dell’eolico la data dell’incontro al Mise è già stata fissata: l’11 novembre sarà fondamentale per la vertenza scesa in piazza, col corteo per le strade del Borgo. E stamattina il Borgo è tornato teatro della mobilitazione, questa volta targata Marcegaglia.

Via Anfiteatro diventa anticamera per gli operai in attesa di notizie. Il countdown corre davvero troppo veloce: un paio di settimane e parte la procedura per l’annunciata chiusura aziendale. Due vertenze che viaggiano parallele sui binari delle energie rinnovabili, le industrie pulite che ora minacciano di lasciare al ‘verde’ 250 famiglie tarantine. I sindacati hanno alzato le barricate contro decisioni reputate ingenerose nei confronti di un territorio che invece è stato prodigo di aiuti e agevolazioni.

Il prefetto accorda l’incontro. L’atmosfera è di calma apparente, con i sindacalisti a spiegare “In questo momento ci servono più gli incontri che i blocchi”. E intorno a mezzogiorno a salire a Palazzo del Governo è una delegazione dei metalmeccanici. Sotto il palazzo sono invece gli operai a prendere la parola: “da quanto tempo lavoriamo per la Marcegaglia? Da quando è arrivata a Taranto, da undici anni”.

La decisione di chiudere la reputano “troppo drastica”, inaspettata, nonostante si fosse in regime di cassa integrazione a rotazione a causa della scarsità delle commesse. “L’azienda ha annunciato che dal 18 novembre si avvierà la procedura di cassa straordinaria per cessazione attività”. E anche se, come si sottolinea in gruppo, la richiesta resta il lavoro, una via d’uscita per tamponare la situazione in attesa di tempi migliori, potrebbe essere la cassa straordinaria per crisi che darebbe dodici mesi di tempo. “Un lavoro mica ce lo possiamo inventare dall’oggi al domani?” commentano gli operai.

Tra loro, il consigliere comunale Aldo Renna, che non risparmia critiche ai sindacati: “La manifestazione di oggi è stata organizzata male, siamo arrivati in ordine sparso, non dico che bisognava creare disagio, ma almeno informare la città”. Escluso dalla delegazione, il consigliere rimarca: “Forse a qualcuno ha dato fastidio il fatto che siamo riusciti ad ottenere (sindaco e consiglio comunale) per giorno 11 un incontro alle 13,30 al Mise dedicato a Marcegaglia”. Incontro sul quale, in un botta e risposta a distanza, si esprime Berrettini (Fim): “è inutile andare a dire che Marcegaglia è in difficoltà, il ministro già lo sa, così si allunga solo il brodo; bisogna convocare le parti, azienda compresa”.

Strali Renna li riserva anche all’azienda: “Non si può investire sulla città e poi sbaraccare lasciando 140 famiglie per strada. Parliamo di un’azienda i cui pannelli sui tetti in regime di ‘self-service’ già producono energia per 800mila euro all’anno, di un’azienda che ha usufruito di agevolazini e contributi previsti fino al 2015”.

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