25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 16:22:59

Cronaca

Inchiesta Ilva, battaglia sulle intercettazioni telefoniche

Chiesta dalle difese degli indagati la copia anche di quelle non trascritte. A fine mese Riva dal gup di Milano per la presunta maxi evasione fiscale


Copia di tutti gli atti e delle intercettazioni, comprese quelle non scritte. Le difese studiano le mosse, dopo la notifica dei 53 avvisi di garanzia per l’inchiesta Ambiente svenduto. Interrogatorio o memoria difensiva: queste le strade a disposizione degli indagati. Il primo punto, però, è l’avere a disposizione tutta l’enorme mole di materale prodotto nell’inchiesta tarantina.

Che non è la sola, però.


La Procura di Milano, per una presunta maxi-evasione fiscale da 52 milioni di euro, il 2 luglio scorso ha chiesto il rinvio a giudizio di Emilio Riva e di due manager dopo aver sequestrato beni per 1.9 miliardi di euro sottratti alle casse dell'Ilva e spostati nell'Isola di Jersey.

La Procura milanese sta indagando anche sui rapporti tra la società Riva Fire di Emilio Riva e la controllata Ilva con l'ipotesi di appropriazione indebita ai danni dei soci di minoranza del colosso siderurgico.

Il Siderurgico tarantino intanto è alle prese con i lavori di adeguamento alla nuova Autorizzazione integrata ambientale, rilasciata nell'autunno 2012 dal governo Monti. Ma le opere vanno avanti a rilento: il 21 ottobre scorso, sulla base della relazione Ispra frutto della ultima ispezione trimestrale Ispra-Arpa, il ministero dell'Ambiente ha diffidato per la terza volta l'Ilva a rispettare i tempi. Ilva spa è controllata da Riva Fire, la holding del Gruppo finita nel mirino dell'inchiesta tarantina per il maxi-sequestro, funzionale alla confisca per equivalente, di beni mobili e immobili e di liquidità eseguito a partire dal 24 maggio scorso, su decreto del gip del Tribunale Patrizia Todisco, fino alla concorrenza di 8.1 miliardi di euro. Cifra che rappresenta la stima fatta da consulenti della Procura, e ritenuta conforme dal gip, sui soldi che il Gruppo Riva avrebbe risparmiato dal 1995 non adeguando gli impianti del Siderurgico tarantino alle normative ambientali. Provvedimento esteso dal gip il 17 luglio scorso, ma eseguito a partire dal 6 settembre, anche a tutte le collegate a Riva Fire.

In totale fino ad ora sono finiti sotto sequestro beni per poco meno di due miliardi di euro; le liquidità ammontano a poco più di 56 milioni di euro. Di tutti i beni è custode e amministratore giudiziario il commercialista Mario Tagarelli, che ricopre identico ruolo per gli impianti sotto sequestro dell'Ilva ma per la sola parte amministrativa.

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