14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

Cronaca

Ilva, verso un nuovo sequestro

Per il gip le prescrizioni Aia sono ancora al palo: no allo svincolo dei soldi, possibile la revoca della facoltà d’uso dell’area a caldo


TARANTO – Un nuovo sequestro dell’area a caldo dell’Ilva, senza facoltà d’uso, motivato dalla mancata attuazione delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale. E’ lo scenario che già s’intravede leggendo le 40 pagine della nuova ordinanza del gip Patrizia Todisco, che da ieri sera hanno riporato il caso del Siderurgico sotto i riflettori.
Nel provvedimento, il giudice Todisco scrive che la somma di 233.193,79 euro sequestrata nel maggio scorso ad Ilva spa non sarà sbloccata fino a quando non sarà approvato il piano industriale previsto dal decreto numero 61 del 4 giugno scorso, poi convertito nella legge 89 del 3 agosto scorso.


Fonti aziendali fanno presente che si tratta degli unici fondi sequestrati ad Ilva spa dal ‘conto corrispondenza’, dove confluiva il denaro di tutte le società controllate. Bondi, aggiunge l’azienda, si è avvalso della facoltà che gli consente la norma sui siti di interesse strategico nazionale e che prevede lo svincolo dei fondi in favore del commissario. La somma di cui si chiedeva la restituzione rientra nel sequestro preventivo per equivalente fino alla concorrenza della somma di 8,1 miliardi di euro riguardante le aziende del gruppo Riva. Ma il punto è un altro. Il gip scrive che l’Ilva continua ad inquinare e le opere di risanamento non vanno al di là di interventi di “maquillage”. Nel provvedimento si legge che “non risulta ancora intervenuta l’approvazione del piano industriale’’ e che sussistono “accertate violazioni delle prescrizioni in materia di tutela ambientale e sanitaria’’.
“Le accertate, persistenti violazioni delle prescrizioni poste a tutela dell’ambiente e della salute, giuridicamente rilevanti – sostiene il gip – non sembrano segnare una profonda discontinuità dalle linee di condotta strategicamente seguite precedentemente dalla proprietà e dai dirigenti dell’Ilva, orientate all’ottenimento della concessione di proroghe e dilazioni per la realizzazione degli interventi più costosi ma anche più necessari e urgenti, e alla prospettazione e realizzazione di piccoli interventi di maquillage, inidonei e insufficienti rispetto all’obiettivo imposto dalle prescrizioni a tutela dell’ambiente”.
Il gip cita a titolo d’esempio “la realizzazione della barriera frangivento in area parchi, il cui costo è decisamente irrisorio rispetto a quello della copertura dell’area prescritta in sede di riesame dell’Aia e da sempre fortemente osteggiata dalla proprietà e dai dirigenti Ilva come le intercettazioni hanno confermato’’.
Nel documento il magistrato richiama l’ultima relazione firmata dai custodi giudiziari Valenzano, Laterza e Lofrumento che, al termine di un sopralluogo effettuato con i carabineri del Noe , hanno messo nero su bianco più di una criticità. Nella relazione si legge che “le attività condotte dalla Societa Ilva spa risultano in notevole ritardo rispetto ai tempi prescritti dal Provvedimento di Riesame Aia 2012” e che “sussistono le pratiche operative di gestione del processi che hanno fin’oggi determinato le violazioni delle norme”. Se l’Ilva inquina di meno, è perchè produce di meno: “Si evidenzia che lo spegnimento di alcuni impianti quali, l’altoforno 1, le batterie 3-4, 5-6, 7-8, e la fermata dell’altoforno 2 e dell’acciaieria 1, hanno comportato una riduzione dell’emissioni”. Se insomma la Procura chiedesse una revoca della facoltà d’uso, “la temporaneità delle misure adottate” in una “situazione grave ed eccezionale”, come ha scritto la Corte Costituzionale nel suo ok alla legge salva Ilva, potrebbe essere l’appiglio per un rewind al 26 luglio 2012.

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