25 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 25 Gennaio 2022 alle 22:11:00

Cronaca

Edilizia in crisi, perso un esercito di operai

Allarme delle sigle di categoria di Cgil, Cisl e Uil: dal 2008 ad oggi chiuse 429 aziende; 4.226 posti in meno


Uno tsunami che ha travolto aziende e lavoratori. E che ha fatto vittime in termini di imprese chiuse e operai a casa. La crisi ha investito il settore dell’edilizia; un’onda dalla portata travolgente che ha già lasciato senza ossigeno lavoratori, aziende, e una filiera (quella del legno e del cemento) che rischia di scomparire.

A denunciarlo sono le organizzazioni sindacali di categoria del settore Fillea-Cgil, Filca -Cisl e Feneal-Uil che nella sede della Cassa Edile (nella foto) mostrano gli effetti devastanti di “una crisi senza precedenti che impoverisce il settore ma di fatto crea un vuoto economico e sociale ben più vasto”.


I dati sono quelli ufficiali censiti della Cassa Edile: il borsino del settore mostra tutta la sua débâcle.

Per Stasi, Lincesso e Guida, rispettivamente segretari generali della Fillea , Filca e Feneal di Taranto, i dati raccontano meglio di ogni altro discorso.

Il periodo di riferimento è quello che va dal 2008 (anno di discreta salute del settore) al 2012 e primi mesi del 2013. Tutto racconta di una decrescita costante e sistematica. “Nel 2008 – dicono Stasi, Lincesso e Guida – la posizione delle imprese attive registrate in Cassa Edile era pari a 1.353 aziende. Il dato di questi mesi ci dice, invece, che ben 429 aziende hanno dismesso capannoni e cantieri e sono state fagocitate dalla crisi; si passa così al poco rincuorante dato di 924 aziende attive. Con le aziende è scomparso un esercito di operai”.

Il dato dell’occupazione è ancora più negativo. Praticamente dimezzata la forza lavoro tarantina che in questi anni ha lavorato nei cantieri o nelle fabbriche connesse alla filiera. “Dagli 8.551operai censiti nel 2008 oggi siamo solo a quota 4.325”. Con una differenza di 4.226 posti di lavoro.

Le ore lavorate e la massa salari sono poi la conferma del “massacro”. “A fronte delle 8.254.045 di ore lavorate del 2008 nel 2012 quel valore si è ridotto a poco più di 3milioni (3.576.222). La massa salari è invece passata dai 68milioni 687.100 agli attuali 37milioni 120.493. Ciò vuol dire – spiegano i sindacati – che non solo ci sono stati meno operai al lavoro, ma anche che gli stessi hanno lavorato meno ore e che il loro potere di acquisto si è notevolmente ridotto”.

I sindacati territoriali raccontando di una catastrofe imminente. “Stanno per finire tutti gli ammortizzatori sociali, anche quelli in deroga; sarà la cronaca di una morte annunciata per le imprese locali e soprattutto per quell’esercito invisibile che da troppi anni attende che a Taranto si passi dalle parole ai fatti”.

I fatti riguardano investimenti pubblici e privati che vanno sotto il nome di Aia, Ilva, Eni, Cementir, Porto, ma anche Bonifiche (piano scuole ai Tamburi, Pip Statte, bonifiche Mar Piccolo). “Chiediamo su tutti questi fronti una assunzione di responsabilità con impegni precisi non solo sui tempi con iter autorizzativi che tengano conto della situazione di emergenza che vive il territorio, ma anche per la sottoscrizione dell’Accordo di Bacino e di Protocolli di Sicurezza e legalità che da tempo chiediamo vengano assunti con clausole sociali che siano in grado di tener conto di tutte quelle maestranze che nella provincia di Taranto hanno perso il lavoro e che in quelle opere avrebbero il diritto di trovare immediata ricollocazione”. Il count-down è iniziato;  Fillea, Filca e Feneal annunciano: non staranno con le mani in mano, fermi a guardare.

“Se qualcosa non accadrà siamo pronti ad azioni di protesta già nei primi giorni di dicembre” ha chiarito Stasi.

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