25 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2021 alle 11:57:00

Cronaca

Disarmo delle navi? In arsenale

“Attualmente non vedo un disimpegno della Marina a Taranto. Il mar Mediterraneo è potenzialmente a rischio pirateria”


“Non credo in un disimpegno della Marina Militare a Taranto. C’è piuttosto la necessità di ripensare alle attività utili al rilancio dell’arsenale ed alla formazione di giovani esperti tarantini”.

Il prof. Nicolò Carnimeo è docente di Diritto della Navigazione e dei Trasporti all’Università degli Studi di Bari. Tiene le sue lezioni a Taranto, città che in questi giorni sta vivendo quello che sembra essere un primo disimpegno della Marina. In una nostra intervista, il suo punto di vista sull’addio alla Vittorio Veneto e sul futuro dell’arsenale tarantino.


Quella della Vittorio Veneto sembra essere l’ultima goccia…
“Su questa questione, e quindi in riferimento ad una eventuale collocazione del museo a Taranto, credo non ci sia mai stato nulla di concreto. Comunque, allo stato attuale, non vedo un disimpegno della Marina”.

Non ravvisa un disimpegno della Marina dal nostro territorio?
“In un’epoca di crisi, come quella attuale, c’è stato un ridimensionamento generale di tutte le forze militari. Seguendo quanto ha recentemente dichiarato l’ammiraglio De Giorgi, c’è stata una richiesta al Governo per riqualificare la Marina donando nuove navi. In caso contrario l’attività ne risulterebbe penalizzata”.

Un’attività che potrebbe risultare penalizzata anche sul fronte degli sbarchi clandestini.
“La Marina ha dei compiti precisi, come si evidenzia facilmente dall’operazione Mare Nostrum. Bene hanno fatto a far valere il nostro impegno sul fronte degli sbarchi clandestini, visto che siamo da sempre in prima linea. Un impegno, quello del salvataggio e controllo delle coste, che va fatto pesare in ambito europeo”.

Con questi chiari di luna, c’è futuro per l’arsenale?
“L’ammiraglio De Giorgi ha parlato di progetti per riqualificare l’arsenale. Bisogna cercare per l’arsenale, e quindi per Taranto, nuove commesse e nuove utilità”.

Quali attività potrebbero essere svolte nell’arsenale di Taranto?
“Se dovessi dare un mio parere, oggi si parla di navi che devono andare in disarmo. In passato le navi venivano portate in oriente, ad esempio in India, per essere smantellate in situazioni a dir poco precarie. L’arsenale di Taranto potrebbe specializzarsi in questo. In ogni caso, c’è bisogno di ripensare alle attività”.

Ma la Marina dovrebbe iniziare a costruire nuove navi…
“Ovviamente. Così come non è possibile prescindere dalla formazione. A Taranto sono stati creati i presupposti per la creazione del polo universitario marittimo. Se riparte l’arsenale dobbiamo formare i nostri giovani, non prenderli da fuori. Non ci si può più permettere di trascurare qualche aspetto o di lasciare luoghi abbandonati. Tutto deve essere fatto nell’interesse della città”.

Lei è stato autore di diversi scritti sui pirati. Un eventuale disimpegno della Marina potrebbe ripercuotersi sull’attività “antipirateria” nel Mediterraneo?
“Sono altre le zone a rischio pirati. Oggi la pirateria fiorisce nel Golfo di Guinea e va scemando nel Golfo di Aden. La nostro Marina deve essere presente nel Mediterraneo, ma quello dei pirati è un rischio potenziale. Nel nostro mare vengono prese di mira le navi da diporto ma in quel caso di tratta piuttosto di rapine a mano armata”.
 

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