Cronaca

“Tagli” alla Marina: il Partito democratico chiama Latorre

La questione che sta tenendo con il fiato sospeso la Città dei due mari


Il presidente della commissione Difesa del Senato in visita a Taranto per evitare i “tagli” della Marina. I massimi vertici della segreteria provinciale e cittadina del Partito democratico (freschi di insediamento) hanno chiesto al senatore Nicola Latorre, che fra l’altro ricopre il ruolo strategico di presidente della commissione Difesa, di interessarsi della questione che sta tenendo con il fiato sospeso la città dei due mari.

La data segnata in rosso sul calendario sarebbe quella di venerdì 15.


Il “neorenziano” Latorre dovrebbe incontrare, come detto, i vertici della Marina tarantina. Previsto un “passaggio” con il sindaco Stefàno e con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Il senatore, originario di Fasano, avrebbe assicurato la sua presenza in riva allo Jonio dove, dopo l’addio al museo Vittorio Veneto e ad alcune strutture “declassate”, si continua a parlare con insistenza di “tagli”. Sull’argomento, ma anche sulle tematiche di natura politica ed amministrativa, abbiamo intervistato Tommy Lucarella, segretario cittadino del Pd.

Sono in molti a credere che la Marina, nel giro di poco tempo, ridurrà il proprio impegno nel capoluogo ionico.
“Un rischio che va assolutamente scongiurato. Anche per questo ci siamo subito mobilitati per portare a Taranto il senatore Latorre. Gli aspetti che legano la Marina al nostro territorio sono tanti ed andrebbero tutti valutati con attenzione. Penso ad esempio al “muraglione” dell’arsenale che si estende per circa 4 km, più o meno quanto quello della nuova Base Navale di Chiapparo. Io penso, come tanti, che sia giunto il momento che alla città venga restituita la vivibilità nonché visibilità di quelle ampie zone, che vanno da via Magnaghi a via Pitagora, e da viale Virgilio sino a viale Jonio”.

Il problema maggiormente riscontrabile a Taranto è legato all’occupazione. Un popolo di senza lavoro che sta allargando la platea dei “nuovi poveri”.
“Molte volte perdiamo più tempo a stare dietro a questioni futili della politica che a parlare, affrontare e risolvere i problemi della gente. Di quella gente che guarda nei cassonetti della spazzatura. Di quelli che attendono di sapere come trovare lavoro. Di quella gente che ritira i pacchi in chiesa o che mangia alla Caritas”.

Come agire per evitare l’emorragia di posti di lavoro?
“Una delle cose che più preoccupa la nostra città è la mancanza cronica di posti di lavoro e la perdita di posti per chiusura di aziende. Molti a causa di questa crisi sono costretti ad andare fuori. È un dolore di non poco conto che priva la famiglia degli affetti più cari costretti a partire. Su queste cose noi vogliamo confrontarci con tutti e quando dico tutti chiedo in particolare agli ambientalisti di non chiudersi a riccio nell’interesse della comunità e di non cavalcare sempre e comunque la protesta, seppur giusta, ma fine a se stessa”.

Cosa chiedete, invece, al sindaco Stefàno?
“Continueremo a sostenere il sindaco, ci mancherebbe, ma crediamo che si debba avviare un dialogo costante e proficuo nell’interesse della città. Cosa che in passato non sempre c’è stata. In questa direzione penso allora che sia giusto invertire la rotta, cominciando a nominare assessori che non abbiano un contratto co.co.co. Abbiamo invece bisogno di continuità amministrativa. Nei prossimi giorni incontreremo il sindaco. Credo sia il primo incontro dalle ultime elezioni amministrative. Era importante da subito partire con un nuovo corso, facendo meno parole ma più fatti”.

Quali le colpe della politica nel caso Ilva?
“Sulla questione Ilva, senza mezzi termini, penso che la politica abbia sbagliato cadendo nella nassa dei Riva. Perché non dircelo. La classe politica tutta rispetto alla vecchia gestione Ilva deve ammettere le colpe di una mancata vigilanza, di grande superficialità ma anche di pressapochismo”.

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