29 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Novembre 2020 alle 11:46:35

Cronaca

Petizione per la Vittorio Veneto

L’iniziativa di Centro democratico per “rivendicare la volontà dei cittadini. Perché Trieste? Il museo deve restare a Taranto”


TARANTO – “Petizione popolare per il museo Vittorio Veneto”. E’ la proposta lanciata da Centro democratico che, dopo la notizia riguardante la collocazione del museo a Trieste e non più a Taranto, chiede chiarezza.
“La Regione Puglia non può, in alcun modo, lasciarsi scippare dal Friuli Venezia Giulia la possibilità di rendere la prestigiosa Nave Vittorio Veneto uno dei musei galleggianti più imponenti al mondo – si legge in una nota a firma dell’assessore comunale al Decentramento, Massimiliano Stellato, e del consigliere comunale, Gina Lupo, entrambi esponenti del partito guidato a livello nazionale da Bruno Tabacci.


“La volontà, espressa dalle autorità competenti attraverso un apposito documento, è quella di consegnare la nave ad un Ente istituzionale capace di disporre del finanziamento (dai 7 ai 15 milioni di euro) necessario per realizzare a bordo dell’incrociatore il museo storico e per mantenerlo in efficienza. E allora – si domandano Stellato e Lupo – perché mai l’istituzione preposta dovrebbe essere quella del Friuli Venezia Giulia e non la Regione Puglia? C’è da aggiungere che se il museo fosse realizzato a Taranto verrebbero oltremodo risparmiati i fondi necessari a trainare uno dei fiori all’occhiello della Marina Militare verso altre mete lontane dalla principale base navale del Mediterraneo. Faremo partire una imponente petizione popolare, che sarà consegnata alla Regione Puglia e al Governo, per rivendicare con forza la volontà dei cittadini di Taranto di non vedersi calare sulla loro testa l’ennesima decisione imposta dall’alto”.
“La petizione, organizzata dai volontari in appositi stand dislocati negli spazi autorizzati della città, sarà svolta –  conclude la nota –  senza utilizzare alcun simbolo di partito ed aperta al confronto ed al coinvolgimento dei sindacati, degli imprenditori e di tutto il mondo dell’associazionismo locale perché la cultura non ha colori”.

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