Cronaca

Taranto Container Terminal, avanti a colpi di sit-in

Opere e piano industriale. Stamattina lo sciopero dei lavoratori. I sindacati: lunedì altro presidio ma sotto l’Autorità portuale


“A maggio terminerà la cassa integrazione e non sappiamo nulla del futuro. E’ il momento di dire basta. Siamo stanchi di ascoltare diverse versioni degli incontri che si tengono a Roma, ai quali non siamo invitati”.

Alla prime luci dell’alba i lavoratori della Taranto Container Terminal non hanno varcato i cancelli (nella foto dello studio Ingenito). Sono rimasti fuori, avviando la mobilitazione di 24 ore che terminerà domani mattina. Lo sciopero con presidio è stato confermato ieri, nel corso di una assemblea organizzata dai sindacati.


L’obiettivo è quello di sollecitare la firma del cronoprogramma per la realizzazione delle opere al porto prevista dall’accordo di programma per lo sviluppo dei traffici containerizzati al porto di Taranto. “Solo in questo modo sarà possibile capire la data di inizio e di fine lavori” spiegano i rappresentanti sindacali di categoria presenti questa mattina al porto.

Le rivendicazioni degli oltre 500 operatori sono indirizzate anche alla Tct. La richiesta è quella di sempre: il piano industriale. Un documento necessario a capire la volontà dell’azienda di continuare ad investire sullo scalo ionico.

“Oggi c’è stata una buona adesione. Naturalmente ci sono le “comandate” che, per ragioni di sicurezza, devono essere assicurate” afferma Franco Castellano della Uiltrasporti.

Intanto venerdì, a Roma, è previsto un incontro tra l’Autorità portuale, i vertici della Tct ed il Governo. “Ci è stato detto che l’oggetto dell’incontro sarà il cronoprogramma per le opere al porto. Proprio per questo, lunedì mattina, dalle 8 alle 12, terremo un sit-in sotto la sede dell’Autorità portuale. Vogliamo sapere con precisione la data di inizio e di fine lavori. Pretendiamo chiarezza. Siamo stufi di ascoltare diverse versioni degli incontri che si tengono a Roma. Il nostro è un sito di interesse nazionale, eppure nessuno si è mai degnato di invitare i sindacati ai tavoli nel corso dei quali si decide il nostro futuro. Non dico che debbano invitare le sigle territoriali – osserva Castellano – ma almeno i segretari nazionali”.

Venerdì, quindi, gli occhi dei lavoratori saranno puntati a Roma. Lunedì mattina, torneranno a manifestare nella speranza di ottenere risposte dal Governo e dall’azienda.

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