Cronaca

Gianni Florido: “Ora devo rimettere ordine nella mia vita”

Inchiesta Ambiente Svenduto, le prime parole dell’ex presidente della Provincia dopo il ritorno in libertà


Il tono garbato è lo stesso di sei mesi e un giorno fa, prima che il ciclone giudiziario travolgesse la sua vita. “Adesso voglio rimettere ordine, nella mia vita…”.

E’ l’unica frase che Gianni Florido, oggi un libero cittadino dopo la decorrenza dei termini di custodia cautelare, consegna al taccuino. Risponde al telefono, ma la richiesta è quella di non parlare, “grazie, è meglio di no”, almeno per ora.


Dovrà farlo, l’ex sindacalista metalmeccanico diventato presidente della Provincia di Taranto, arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente sven-duto”, per difendersi nel processo in cui sfocerà l’indagine sull’inquinamento provocato dall’Ilva, sul disastro ambientale di Taranto, e sui rapporti che la grande fabbrica dell’acciaio ha avuto con la ‘città che conta’.

Florido è tra i 53 indagati (50 persone fisiche, 3 società) per i quali si attende la  richiesta di rinvio a giudizio, insieme tra gli altri al ‘suo’ ex assessore all’Ambiente, Michele Conserva.

Entrambi vennero arrestati il 15 maggio nell’ambito dell’inchiesta sul siderurgico. I militari della Guardia di Finanza bussarono alle prime luci dell’alba alla porta dell’ex uomo forte della Cisl.

In quel momento, Florido era presidente della Provincia in carica, alla guida dell’amministrazione provinciale dal 2004, dopo essere stato rieletto per il secondo mandato nel 2009 con il Partito Democratico. In mezzo, nel giugno 2007, la sconfitta nella corsa alla carica di sindaco, quando i tarantini gli preferirono Ippazio Stefàno mentre nemici (ed amici) lo accusavano – politicamente – di voler diventare un ‘imperatore’. Una vita fa, prima dell’arresto e delle immediate dimissioni. Nei confronti di Florido e Conserva, che erano agli arresti domiciliari accusati in concorso di tentata concussione e corruzione per induzione, sono scaduti i termini di custodia cautelare.

Per i pm, presidente ed assessore avrebbero indotto, dal 2006 al 2011, dirigenti del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto a rilasciare i permessi per la discarica gestita dall’Ilva, l’ormai celebre Mater Gratiae, “in carenza dei requisiti tecnico-giuridici”. In quegli uffici la pratica relativa alla discarica sarebbe stata accompagnata da pressioni illecite.

Recentemente, il governo Letta ha dato l’autorizzazione all’uso della Mater Gratiae con un decreto ad hoc.
 

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