Cronaca

Sindacati all’attacco: “Basta ai privilegi militari”

Ieri la Commissione Difesa in Arsenale


“Accelerare le opere incompiute del piano Brin dell’Arsenale, dove appalti discussi e mancati controlli costringono i lavoratori a non avere neppure un luogo dove lavorare, ricorrendo a provvedimenti di carattere straordinario; sospendere la riorganizzazione di Maristanav, di Comlog e dell’Arsenale, in attesa che siano prima definiti i sovrannumeri (i quali avranno il diritto di andare in pensione secondo le norme pre-Fornero)  e solo dopo definire le tabelle organiche dei nuovi enti, riservando al personale militare le funzioni operative e al personale civile le funzioni amministrative, logistiche  e tecniche; coinvolgere il territorio di Taranto negli investimenti per le costruzioni delle nuove unità navali previsti nella legge di stabilità, disegnando una nuova progettualità agli enti pubblici e privati, liberando risorse che possano genere rare nuova occupazione”.

Sono le richieste della Cisl Fp alla Commissione Difesa della Camera, una cui delegazione è stata ieri nello storico stabilimento tarantino.


Aspettando la commissione d’inchiesta sul piano Brin – una delle indiscrezioni emerse nella lunga giornata di ieri – la scena, nel day after, è per i sindacati. “Richiamando tutti a non volgere lo sguardo altrove, la Cisl Fp ha invitato a ricercare con insistenza l’attenzione e il dialogo con tutti i protagonisti politici, istituzionali e militari, assumendo con essi ogni iniziativa necessaria” si legge in una nota. “La Cisl Fp ha rappresentato tutte le perplessità della legge di revisione dello strumento militare, all’esame del Parlamento, legge che conserva privilegi ana-cronistici al personale militare e penalizzazioni inaudite al personale civile. Non può essere credibile, ha sostenuto la Cisl Fp, una classe politica che, da un lato, dice di voler risparmiare non rinnovando i contratti, congelando l’indennità di vacanza contrattuale e bloccando le assunzioni di giovani e, dall’altro, continua a regalare ai militari un grado superiore il giorno prima della pensione e ben 431 milioni di euro all’anno con la cosiddetta ausiliaria una volta in quiescenza, oltre la possibilità di andare in pensione ben 10 anni prima mantenendo l’85% dello stipendio e la legittimazione a fare altri lavori”.

Dura anche la Cgil: “Mentre vengono dichiarati 30.000 esuberi per il personale militare, con le relative difficoltà per la loro ricollocazione, si mantiene ancora in vita l’indennità di ausiliaria che parifica la pensione allo stipendio in servizio, garantendo la disponibilità, del personale militare in pensione, ad essere richiamato nei ruoli nei 5 anni successivi al loro collocamento a riposo. Ma davvero: a che serve chiedere a dei militari la disponibilità di rientrare in servizio, quando ce ne sono 30.000 di troppo?”. Cgil chiede poi la “civilizzazione di tutte le attività non direttamente operative” perchè “non è più sostenibile mantenere personale militare in attività non operative, considerato la retribuzione dei militari, che è giustificata quando tale personale svolge il servizio per il quale si è arruolato” e la fine della “disparità di trattamento economico tra militari e civili che svolgono gli stessi compiti nei medesimi luoghi”.

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