29 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2020 alle 16:10:37

Cronaca

Rifiuti speciali, maxi sequestro. Sotto chiave 26 tonnellate

Operazione congiunta di Ufficio delle Dogane e Guardia di Finanza. Il carico andava in Russia


Il porto di Taranto al centro di un traffico transnazionale di rifiuti speciali. Una storia che si ripete, alla luce dell’ultima maxi sequestro.

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto – in collaborazione con funzionari del locale Ufficio delle Dogane – dopo specifici controlli finalizzati al contrasto dell’illecito traffico transfrontaliero di rifiuti, hanno proceduto al sequestro – presso il locale scalo marittimo – di circa 26 tonnellate di rifiuti speciali, costituiti da gomma in granuli. I rifiuti erano stivati all’interno di un container proveniente da una società del nord barese con destinazione finale la Russia.


E’ stato accertato che il materiale, riportato nella dichiarazione doganale redatta dalla società esportatrice, era stato classificato non come rifiuto, bensì come materia prima secondaria.

Invece, secondo la vigente normativa, è da considerarsi quale rifiuto speciale non pericoloso derivante da pneumatici fuori uso, e pertanto doveva essere supportato dalla documentazione prevista per le spedizioni transfrontaliere di rifiuti. E’ stata altresì accertata l’illecita esportazione in Russia dei rifiuti in argomento, pur vigendo il divieto di esportazione dei rifiuti medesimi in quel Paese. Due persone sono state denunciate all’autorità giudiziaria per falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e per traffico illecito di rifiuti.

Soltanto due mesi fa, a settembre, un container contenente 7,5 tonnellate di rifiuti speciali era stato sequestrato sempre al porto da Finanza e Dogana. Il container, pieno di vasche da bagno e piatti doccia in resina polimerica, era diretto nella Repubblica Popolare Cinese, grazie a una licenza d’importazione rilasciata da quel Paese ed esibita a corredo della documentazione doganale. Dagli accertamenti, però, era emersa la difformità tra quanto realmente contenuto nel container e quello che è stato dichiarato sui documenti d’esportazione, con riferimento sia alla tipologia dei rifiuti (rifiuti da imballaggi in plastica – Polietilene) e sia alla quantità degli stessi. Oggi la ‘replica’.

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