Cronaca

Vertenza Cementir, “Ora vogliamo le istituzioni”

Dopo l‘annuncio dello stop per l’area a caldo, l’assemblea pianifica le iniziative. Antonio Stasi (Fillea): “Non ci stiamo a diventare un centro di macinazione”


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Natale di vertenze/Cementir

“Ora vogliamo le istituzioni”

Dopo l‘annuncio dello stop per l’area a caldo, l’assemblea pianifica le iniziative. Antonio Stasi (Fillea): “Non ci stiamo a diventare un centro di macinazione”

TARANTO –  Nello stabilimento Cementir si prepara una nuova giornata di assemblea. Lavoratori e sindacati si incontrano nel primo pomeriggio per pianificare un percorso di mobilitazione, dopo la proclamazione dello stato di agitazione.
La situazione imminente da affrontare è quella che si prospetta con l’annunciata fermata dall’1 gennaio dell’area a caldo, quella dove si produce il clinker, componente base per la produzione del cemento. Ma le risposte i sindacati le chiedono anche sul futuro dello stabilimento.
“Oggi andiamo a pianificare un percorso con i lavoratori e le organizzazioni di categoria e confederali” spiega Antonio Stasi, della Fillea Cgil. “Quello che pensiamo è che urge un incontro con le istituzioni regionali per mettere a fuoco qual è il problema”.
E, sull’annunciata chiusura dell’area a caldo: “Vogliamo capire quali difficoltà hanno portato a questa decisione, risposte che attendiamo dall’azienda alla quale dopo l’assemblea chiederemo un incontro”.
Le iniziative le partorirà proprio l’assemblea di oggi pomeriggio. Intanto, sono molti gli interrogativi: “Vogliamo capire che significa la fermata dell’area a caldo da gennaio, è momentanea?” Quindi la questione clinker: “Che vogliono fare? Produrlo nello stabilimento di Taranto costa meno, se ci sono elementi aggiuntivi ce lo devono dire perché acquistarlo da altri cementifici (pare sia questo l’orientamento) sarebbe antieconomico”.
Altro punto, quello relativo ai dati su produzione e vendita del cemento: “Non ci troviamo con quelli forniti dall’azienda”. Come si ricorderà i dipendenti della Cementir sono già in regime di cassa integrazione a rotazione in atto fino a settembre prossimo; gli eventuali esuberi quindi potrebbero in prima battuta essere assorbiti tramite la cassa, con una sottolineatura necessaria: “la cassa è un ammortizzatore sociale, non la soluzione del problema”. Nel tempo i 56 esuberi sarebbero destinati comunque a trasformarsi in posti di lavoro persi, ne resterebbero in piedi solo 42.
Quindi una considerazione: “Siamo partiti due anni fa da un investimento di 200 milioni per il progetto che venne definito Nuova Taranto e oggi rischiamo di diventare un centro di macinazione (attività che si svolge nell’area a freddo, ndr). E Noi lo respingiamo”.

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