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21 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 21 Maggio 2022 alle 06:42:03

Cronaca

Lei fugge in Ungheria con la figlia e lui si uccide

La nonna: “Voglio vedere mia nipote”. La inquietante vicenda ora è finita in tribunale


“Mio figlio si è ucciso perchè la moglie non voleva fargli vedere la figlia. Era disperato e dopo tanti tentativi andati a vuoto ha scelto di farla finita per amore della sua bellissima bimba che ha quattro anni e che ora vive in Ungheria, con la madre. Io e mio marito ci siamo sempre occupati della piccina tenendola con noi, a casa. Non la vediamo da due anni e mezzo. Da quando mio figlio non c’è più, sto lottando con tutte le forze per poter riabbracciare la mia nipotina. Sono le ultime volontà di mio figlio. Lo devo fare per lui”.

Parole pesanti come macigni quelle pronunciate dalla mamma di un ragazzo di 25 anni che nel 2011 si è ucciso nel carcere di Taranto perchè schiacciato dallo stress e dalla profonda amarezza accumulati in una situazione diventata sempre più insopportabile.


Una storia allucinante che ora è finita in tribunale. Si è ammazzato in una calda giornata di giugno, in cella. Stanco, prostrato psicologicamente, si è tolto la vita inalando il gas di una bomboletta. Prima del gesto estremo ha scritto un bigliettino per la madre.

Quattro righe piene di rabbia ma anche d’ amore per la sua Perla (il nome è di fantasia). “Telefonate a mia madre e ditele che mi sono suicidato per colpa di mia moglie perchè senza nessun diritto non voleva farmi più vedere mia figlia.  Non potevo vivere senza la mia bambina . Spero che un giorno ci sarà giustizia per tutto questo!!!”. Il bigliettino è stato trovato dagli agenti di polizia penitenziaria sul letto su cui il ragazzo si era disteso prima di togliersi la vita.

E’ stato consegnato alla madre che lo custodisce gelosamente e che lo ha fatto allegare agli atti nel ricorso presentato al tribunale di Taranto dall’avvocato specializzato in diritto di famiglia, Alessandro Bitonto che in questa delicata controversia è affiancato dall’avvocato penalista Antonio Mancaniello.

La prima sezione civile del tribunale si è già pronunciata e ha disposto che la mamma di Perla favorisca  la ripresa dei rapporti tra la figlioletta e i nonni paterni e che l’Ambasciata d’Italia in Ungheria fornisca ai giudici informazioni riguardo al luogo in cui vive la piccola.

Una prima vittoria della nonna coraggio ma la strada è ancora lunga e in salita.

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