Cronaca

“Marceremo con le tute bianche”, il 2014 si aprirà con le proteste

Il settore è in ginocchio e se non ci saranno iniziative da parte degli enti locali si rischia di scomparire


Dal 2008 ad oggi sono stati persi quattromila posti di lavoro, la metà degli addetti del settore. E ora gli edili si dicono pronti a manifestare.

“Per l’anno nuovo organizzeremo una manifestazione con tutti i lavoratori, sfileranno con indosso le tute bianche ad indicare il lavoro che non c’è, che li ha resi invisibili” ha spiegato Vito Lincesso, della Filca Cisl, durante la conferenza stampa tenuta stamattina.

“Il settore edile è in crisi profonda. Ha raggiunto un punto di non ritorno e più in basso dell’attuale agonia c’è solo la fine irreversibile di un sistema di imprese e lavoratori”, il grido di allarme lanciato da Antonio Stasi, della Fillea-Cgil, Vito Lincesso della Filca–Cisl e Antonio Guida della Feneal-Uil e Antonio Marinaro dell’Ance, l’Associazione delle imprese edili aderente a Confindustria.

“I numeri della crisi sono quelli di una carneficina consumatasi nell’indifferenza più assoluta – dicono – e non resteremo fermi a guardare mentre un intero settore produttivo viene sepolto dal disimpegno, dall’assenza di responsabilità o dalla paura della firma delle istituzioni territoriali, o dall’assenza di attenzione verso le imprese e i bacini occupazionali locali”.

I numeri della crisi sono impressionanti. Dal 2008 al 2013 il settore ha perso oltre 4mila lavoratori, 5 milioni di ore lavorate e 35 milioni di massa salari, in pratica dimezzando la sua consistenza produttiva ed occupazionale e ritornando indietro di 40 anni.
Per non morire a Provincia e Comune viene chiesto di accelerare le procedure per l’avvio degli investimenti programmati in ambito privato ed industriale e il rilascio dei titoli abilitativi degli interventi edilizi da tempo bloccati. Inoltre c’è l’urgenza di avviare un programma di interventi utili a far ripartire il settore delle costruzioni attraverso la rigenerazione e l’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare pubblico e privato, l’ammodernamento della dotazione infrastrutturale.

“Questa attività presuppone una nuova stagione di progettualità e programmazione dei Comuni e della Provincia di Taranto- sottolineano sindacati e Ance – per attivare tutte le misure e gli incentivi posti in essere dall’Unione Europea, dallo Stato e dalla Regione Puglia”. Qualora non si dovessero intravedere opportunità di dialogo e confronto costruttivo da parte di tutte le autorità i sindacati di categoria e l’Ance a partire dai primi mesi del 2014 metteranno in campo tutte le azioni di protesta.

Così come era stato denunciato poco più di un mese fa, la crisi ha scatenato un’onda dalla portata travolgente che ha già lasciato senza ossigeno lavoratori, aziende, e la filiera del legno e del cemento che rischia di scomparire.

Segnalata una decrescita costante e sistematica. Nel 2008  la posizione delle imprese attive registrate in Cassa Edile era pari a 1.353 aziende. Ben 429 aziende hanno dismesso capannoni e cantieri e sono state fagocitate dalla crisi e con le aziende è scomparso un esercito di operai.

Il dato dell’occupazione è ancora più negativo. Dimezzata la forza lavoro tarantina che in questi anni ha lavorato nei cantieri o nelle fabbriche connesse alla filiera.

I sindacati territoriali già nelle settimane scorse avevano lanciato l’allarme. “Stanno per finire tutti gli ammortizzatori sociali, anche quelli in deroga – avevano detto-  sarà la cronaca di una morte annunciata per le imprese locali e soprattutto per quell’esercito invisibile che da troppi anni attende che a Taranto si passi dalle parole ai fatti”.

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