26 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Settembre 2021 alle 20:36:00

Cronaca

Il boss “scagiona” Stefàno


TARANTO – “Quanto al presunto coinvolgimento del dottor Stefàno è appena il caso di evidenziare come il sindaco non ha potuto rivestire alcun ruolo. E ciò sia perchè alcuna ipotesi di reato è stata sollevata nei confronti di coloro i quali hanno effettivamente partecipato, quali amministratori, nella aggiudicazione del servizio, sia perchè istituzionalmente deputato a tutt’altro settore, non collegato a quello sanitario”.

Cataldo Ricciardi affida alla penna del suo legale, l’avvocato Gaetano Vitale, la propria ‘versione dei fatti’ in merito all’affaire del bar del Padiglione Vinci, al centro di un caso politico-giudiziario dopo che l’aspirante collaboratore di giustizia Mario Babuscio ha parlato di un presunto interessamento del primo cittadino per l’affidamento della gestione della struttura. Stefàno è indagato dall’Antimafia, con l’accusa di abuso d’ufficio. Ma nella sua lunga nota, il difensore di fiducia di Cataldo Ricciardi, di suo figlio Francesco e di Anna Guarella pone l’accento anche su altri aspetti della complessa inchiesta. “I miei assistiti sono attualmente imputati unicamente del reato di ‘intestazione fraudolenta di valori’: secondo l’accusa Cataldo Ricciardi avrebbe intestato a ‘terzi’ quote di società che avevano in appalto l’esercizio del bar all’interno del Padiglione Vinci. Ciò al fine di eludere l’applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale, ovvero la contestazione del reato di riciclaggio”. Ricciardi, insomma, si sarebbe servito di teste di legno essendo comunque lui il ‘proprietario’ del bar. “Si ritiene però che nel processo si avrà modo di dimostrare agevolmente come, nella realtà, non si sia trattato del trasferimento della proprietà di un bene, nè dell’acquisizione di alcun esercizio commerciale, bensì di gestione di un servizio all’interno di una struttura pubblica nel pieno rispetto della legge e delle procedure” spiega l’avvocato Vitale. Che annota: “Le indagini nulla di illecito hanno accertato nella procedura amministrativa di aggiudicazione del ‘servizio’, nè sulla celebrazione della gara d’appalto. E’ emerso che la S.G.A. srl, aggoidicataria del primitovo appalto con l’asl, abbia stipulato regolare contratto di ‘cessione d’azienda’ con Francesco Ricciardi, amministratore e socio unico dell’omonima srl. L’iter amministrativo è stato cristallino”. “Nel proccesso – continua il penalista tarantino – nessuno dei miei assistiti risponde di ‘fatti associativi’: notizie afferenti al conivolgimento nei fatti del ‘clan Ricciardi’ appaiono destitute di ogni fondamento, salvo a voler considerare clan la ristretta compagine familiare”.

Giovanni Di Meo

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