Cronaca

A colloquio con il Questore, “Un patto per la sicurezza”

Il Direttore di Taranto Buonasera intervista Enzo Mangini: “Fondamentali il coordinamento tra forze dell’ordine e la collaborazione dei cittadini”


Il tessuto sociale che tiene, nonostante tutto. Le minacce scongiurate. Ma anche la guardia alta su scarcerazioni e ‘fine pena’ all’orizzonte, e la richiesta di una sempre maggiore collaborazione con i cittadini. Taranto Buonasera ha incontrato il questore, Enzo Mangini, per un colloquio franco e a tutto campo.

Dottor Mangini, comincerei da una immagine del passato:  lei, in piazza della Vittoria, che ‘ferma’ l’Apecar. Di queste foto, nel 2013, non ne abbiamo viste nonostante il rischio sempre presente di un malessere sociale che avrebbe potuto organizzarsi. Non è avvenuto, anche grazie al lavoro di intelligence e prevenzione delle forze dell’ordine. Come si è impedito che accadessero cose gravi?
L’anno scorso ci siamo trovati di fronte ad una tematica più grande della dimensione stessa della città. Un aspetto epocale, come inevitabile quando si parla di salute e lavoro. Abbiamo lavorato sulla ‘pancia’ dei tarantini, per garantire a tutti l’espressione delle proprie posizioni, anche di dissenso, ed operato attraverso il controllo delle manifestazioni, nessuna delle quali, va detto, è stata vietata. Anche grazie alla grande responsabilità degli organizzatori nei nostri confronti: hanno apprezzato il coinvolgimento.

E’ passato il messaggio giusto. La Polizia di Stato è una struttura pubblica destinata a garantire il diritto d’espressione di tutti.
Sul versante della microcriminalità la percezione è quella di un aumento, e di un imbarbarimento, dei cosiddetti reati predatori. Parliamo di percezione perchè magari le statistiche dicono altro, ma la ‘sensazione’ è quella.

Il contesto nazionale rappresenta un momento di criticità, a Taranto possiamo dire che siamo nella media degli anni precedenti. A fronte di una pressione che viene dalla provincia, nel capoluogo abbiamo meno furti in casa ed in strada, e possiamo dire che ogni qualvolta la chiamata è stata tempestiva, siamo riusciti ad operare. I servizi di vigilanza ci sono. Dobbiamo continuare a puntare sulla concertazione tra forze dell’ordine e polizia locale e anche sulla sinergia con le polizie private, in modo particolare per l’acquisizione di notizie. E’ in questo modo, ad esempio, che abbiamo sventato un furto in una scuola.

Per quanto riguarda la collaborazione con i cittadini, invece, a Taranto c’è omertà?
Registriamo un aumento delle segnalazioni, una ripresa di questo concetto. Un discorso diverso va fatto per fenomeni come usura ed estorsione. Il dato in questo caso è sottostimato, la collaborazione è ancora insufficente. Lavoriamo anche con le associazioni, per migliorare.

Il Questore ha un ruolo di coordinamento tra forze dell’ordine: che tipo di rapporto c’è tra voi?
Il coordinamento è su due livelli: quello tra organi dello Stato, che è in capo al Prefetto e che passa attraverso il comitato provinciale sulla sicurezza pubblica, ed un livello più tecnico, dove il Questore ha sì un posto di coordinamento – fatta salva la polizia giudiziaria – e di indicazione generale. Con gli altri comandanti, il colonnello dei Carabinieri Daniele Sirimarco ed il colonnello della Guardia di Finanza, Salvatore Paiano, non c’è solo un rapporto di forte e reciproca stima, ma di autentica amicizia. Puntiamo sulla razionalizzazione delle risorse, tendendo a realizzare la migliore organizzazione possibile. E’ un discorso non gerarchico, bensì funzionale. Posso dire che su questo, nella nostra provincia, si vive un momento felice. Il termine soddisfazione, nella squadra dello Stato, non può esistere: saremmo soddisfatti se sparisse la criminalità.

A preoccuparvi sono le tante vertenze aperte, con i lavoratori che rischiano di essere ‘messi in libertà’?
Certo, come squadra predisposta alla sicurezza siamo preoccupati perchè in queste condizioni può attecchire la malapianta della criminalità, dove il disagio sociale e quello economico si abbina a leggerezza di comportamenti. Monitoriamo le vertenze dal nostro punto di interesse, altre istituzioni lo fanno sotto altri punti di vista.

Altro elemento che ci fa stare attenti è quello della remissione in libertà, per fine pena o per altri benefici, di alcuni soggetti con precedenti penali. Questo può portare a delle criticità, che abbiamo già riscontrato e risolto.

E’ vero che ci sono un migliaio di richieste di arresto inevase davanti ai gip?
Numeri non se ne possono fare. Ci sono attività concluse che aspettano il vaglio della magistratura, ma il rapporto non è antitetico. L’attività delle forze dell’ordine è intensa e non passa solo dagli arresti in flagranza, ma si sviluppa principalmente tramite le operazioni di polizia giudiziaria. E’ lì che operiamo chirurgicamente.

Dal mondo politico il messaggio che arriva è che bisogna svuotare le carceri, questo rischia di penalizzarvi?
Noi siamo servitori dello Stato, le valutazioni spettano ad altri. Le regole vengono scritte da altri, noi le facciamo rispettare.

In un territorio decapitato delle sue istituzioni, con il presidente della Provincia arrestato ed il sindaco ed il presidente della Regione indagati, quanto avete dovuto svolgere un lavoro di supplenza, e quanto vi è mancato un rapporto con gli attori istituzionali?
Non c’è margine per un lavoro di supplenza, l’attività amministrativa ordinaria è sempre garantita.

A Taranto servirebbe un’attività straordinaria…
Più autorevoli sono le istituzioni, più l’attività di polizia può essere svolta nel modo giusto.

Un messaggio per i tarantini?
Il tessuto sociale, nonostante tutto, ha tenuto. Partendo da questo, speriamo che ci siano margini per un miglioramento della situazione. Ieri abbiamo avuto la visita del ministro Bray al Museo, che è bellissimo: i tarantini devono riprendere in mano il loro destino, partendo dalle risorse che ci sono, e devono far crescere la coesione, ci sono ancora troppi contrasti.

Michele Mascellaro
Direttore Responsabile Taranto Buonasera

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