25 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Settembre 2021 alle 07:17:52

Cronaca

“Uccidete quel prete”: il Riesame


TARANTO – Un medico che, licenziato, prima prepara un dossier per screditare l’istituto dal quale è stato allontanato, poi contatta la camorra per commissionare l’omicidio del suo ex ‘datore di lavoro’, un sacerdote. Una trama quasi cinematografica, quella che domani passerà al vaglio dei magistrati del tribunale del Riesame di Taranto. Sul tavolo dei giudici il ricorso firmato dagli avvocati Luca Balistreri ed Elio Addante, difensori del dermatologo tarantino Roberto Giannico, 50 anni, ex dirigente medico della colonia hanseniana di Gioia del Colle gestita dall’ente ecclesiastico ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti.

Il fascicolo è approdato a Taranto dopo il trasferimento del caso da Bari. Il professionista è attualmente agli arresti domiciliari per tentata estorsione e falsità materiale ed ideologica, dopo che i militari della Guardia di Finanza hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica. Il giudice delle indagini preliminari non ha invece accolto la richiesta della pubblica accusa di arrestare il medico per il tentativo di omicidio del sacerdote, don Mimmo Laddaga, che vive ora sotto protezione. Una storia che comincia nel luglio del 2009, quando Giannico viene licenziato con l’accusa di aver falsificato i diari clinici di due pazienti in cura al lebbrosario di Gioia del Colle, con l’obiettivo di nascondere un presunto caso di malasanità. Inutile il ricorso al Tribunale del Lavoro, che rigetta il ricorso del medico. E qui, secondo gli inquirenti, comincia un’altra vicenda. Il dermatologo prima realizza una sorta di dossier nel quale parla di neonati dichiarati morti, ma poi dati illegalmente in adozioni, di finanziamenti regionali sperperati, di mala gestione. Un’arma da utilizzare per ricattare l’Ente Ecclesiastico (i fatti raccontati sono confluiti in un’inchiesta parallela) e don Laddaga, che però non cede. Giannico, allora, alza il tiro, sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, e si rivolge ad un esponente del clan camorristico salernitano Pecoraro. Secondo gli inquirenti il medico incontra il possibile killer del prete proprio a Salerno, ma l’affare salta per questioni di soldi. Giannico prima pensa di rivolgersi alla mala tarantina, per poi – sostengono i magistrati – elaborare un piano per commettere ‘in proprio’ l’omicidio. L’inchiesta accelera e porta all’arresto dell’uomo, perchè la vita del sacerdote è in pericolo. Un quadro accusatorio complesso, che la difesa dell’indagato proverà a smontare già dall’appuntamento di domani con i giudici tarantini del tribunale della libertà.

Giovanni Di Meo

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