Cronaca

Eni, in Sicilia un miliardo. E Vendola?


TARANTO – Mentre Vendola con il suo silenzio copre le gesta degli amministratori tarantini, scopriamo che la raffineria dell’Eni di Gela vale alla Regione Sicilia un miliardo di euro. Da noi, nè il presidente della Regione, nè ovviamente il presidente della Provincia Florido, nè il sindaco Stefàno, non solo fanno finta di non sapere ma, e questo è più grave, non fanno niente per avere. Un miliardo di euro per vent’anni. Questo uno dei punti determinanti del protocollo d’intesa sottoscritto il 3 febbraio 2011 da Regione Siciliana, Eni Mediterranea Idrocarburi e Raffineria di Gela.

Il patto prevede la corresponsione di royalties per 50 milioni di euro all’anno per vent’anni. “Il titolare di ciascuna concessione di coltivazione di idrocarburi – si legge nel documento – è tenuto a corrispondere annualmente alla Regione royalties pari al 7 per centro della quantità di idrocarburi estratti in terraferma. In base al disposto dell’articolo 12 della legge regionale n.11/10 la citata entità delle royalties è stata elevata dal 7 al 10 per cento, conformemente a quanto disposto in ambito statale dall’articolo 45 comma 1, della legge del 23 luglio 2009, numero 99”. L’Eni, in Sicilia, ha messo su un piano industriale per il triennio 2010/2013 che prevede investimenti per 320 milioni di euro e costi di esercizio superiori a 500 milioni di euro. Attività che comporteranno anche “l’afflusso di nuove risorse per la Regione Siciliana – continua il protocollo d’intesa – attraverso le rivenienti fiscali, tra cui le royalties, avendo Eni registrato un fatturato nel triennio 2007/2009 di circa 1 miliardo di euro, di cui quasi 900 milioni di euro corrisposti a imprese siciliane e alla Amministrazione della Regione Sicilia per la copertura dei costi di esercizio, degli investimenti, delle imposte e royalties”. Tra gli investimenti previsti dalla Raffineria di Gela (quasi 400 milioni di euro) c’è anche l’intervento di ripristino della diga foranea (140 milioni di euro) oltre agli investimenti previsti nell’ambito del piano 2010/2013 (70 milioni). Ovviamente nell’accordo di tredici pagine si fa ampio cenno alla tutela ambientale del territorio ed al rispetto del Protocollo di Legalità “che ha lo scopo di prevenire i tentativi di infiltrazione delle criminalità”. Obiettivi principali dell’atto d’intesa : quello di stabilire i principi di piena, leale, reciproca collaborazione tra Eni e Regione Siciliana al fine di promuovere ed assicurare la coesistenza nel territorio, dei progetti di sviluppo delle attività economiche che garantiscano l’incremento dell’occupazione e la crescita industriale ed economica della Regione, da un lato, e delle iniziative per il perseguimento e la tutela degli obiettivi di valorizzazione delle risorse ambientali, storiche, culturali e paesaggistiche della Regione Siciliana , nonché di protezione delle salute, dall’altro”. Insomma, investimenti sul territorio con ricadute sulle aziende siciliane. Royalties per la Regione spalmate su vent’anni. Incremento dell’occupazione e tutela ambientale. Un accordo che segue quelli chiusi dalla Regione Basilicata (sempre con l’Eni). In quel caso le royalties arrivano a toccare il 10% grazie alla bonus card che permette di acquistare gratuitamente carburante. E poi Viggiano (sempre in Lucania) dove i residenti (un paesino di tremila anime) ricevono un sostanzioso contributo sul consumo di gas nelle abitazioni. Ma anche Civitavecchia, dove il sindaco “pidiellino” Moscherini, in cambio della realizzazione della centrale termoelettrica dell’Enel, ha preteso e ottenuto, con merito, compensazioni a palate. Possibile che i nostri amministratori non siano capaci di chiudere accordi di questo tipo per Taranto?

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