Cronaca

L’esercito dei senza lavoro: nel 2013 oltre 115mila tarantini

Cgil, Cisl e Uil: “Così la nostra provincia continua a vivere una crisi nella crisi”


TARANTO – L’anno che verrà. Anzi, appena arrivato. Tra numeri che pesano come macigni e il desiderio di scrivere un 2014 diverso. La fotografia scattata dai sindacati nella conferenza stampa di inizio anno restituisce un quadro allarmante. I segretari di Cgil, Cisl e Uil (Luigi D’Isabella, Daniela Fumarola e Giancarlo Turi) parlano di “crisi nella crisi”.

I dati sono quelli che vanno da gennaio a novembre 2013: nella provincia ionica l’esercito dei senza lavoro ha superato le 115mila unità.

“L’anno che si è appena concluso non ha segnato la svolta attesa per ridare slancio all’economia del territorio”. Quando si parla di bilanci, la parte fondamentale la giocano i numeri, i dati. Ecco quelli che riguardano la provincia ionica: disoccupazione al 29,8%  (+ 1,1% rispetto al 2012, allora era al 28,8% – il dato nazionale è invece di 12,7%), che inclusi gli inoccupati 15,43 % (dato stabile nel 2012 era al 15,75%) determina un livello del 45,29% ( il 2012 si chiuse con il 44,55%). I valori discriminati sul ‘genere’ evidenziano una netta penalizzazione delle donne sugli uomini nella parte relativa agli inoccupati valutabile in un + 10%. L’esame del trend storico evidenzia l’inasprimento dei dati nell’arco del quadriennio 2009 – 2013: si passa dal 26,72% dell’aprile del 2011 all’attuale 29,8% mantenendosi, comunque, su livelli prossimi al 30% che per Cgil, Cisl e Uil – evidenziano “la sofferenza storica del nostro territorio che tende a cronicizzarsi divenendo dato strutturale”.

Se il quinto anno “dopo la crisi” non ci ha regalato soddisfazioni, per ‘l’anno che verrà’ vorremmo non dover scrivere di operai che, striscione in una mano, e nell’altra un bimbo di appena otto anni, si ritrovano a sfilare in centro, per difendere il posto di lavoro; di aziende che fanno armi e bagagli e lasciano il territorio. I sindacati hanno richiamato l’attenzione sui possibili ambiti da valutare nell’ottica della diversificazione economica: quello turistico, con specifico riguardo al polo museale, la maricoltura e l’agroalimentare “che, però, devono trovare un momento di attenta e seria programmazione”

La parola torna ai numeri. Quelli, per la precisione, relativi alle prestazioni erogate dall’Inps di Taranto tra gennaio e novembre 2013. “L’analisi sotto il profilo occupazionale riferita ai lavoratori al momento privi di effettiva occupazione evidenzia che nel 2013 si è registrato un aumento delle domande di indennità di disoccupazione (poco più di 26.000 nel 2013 rispetto alle quasi 21.000 del 2012) e di quelle di mobilità (7.500 contro le 4.600 dell’anno precedente).

La disoccupazione agricola, invece, è in contrazione rispetto al 2012 (23.131 su 26.058). In notevole crescita i pagamenti diretti delle indennità di mobilità (da 4.600 a 7.500), di malattia (da 17.638 a 20.006) e di maternità (da 8.143 a 9.580), a comprova della diminuita liquidità delle aziende. Diminuiscono sensibilmente, invece, le liquidazioni di Cig in deroga (da 44.687 a 18.007), imputabili alla diminuzione degli stanziamenti pubblici, mentre aumentano quelle di Cig straordinaria (da 10.127 a 14.576) e raddoppiano quasi quelle di Cig ordinaria (da 5.622 a 10.991).

“Particolarmente preoccupante – per i sindacati – quest’ultimo aspetto che prelude a nuove aziende che entrano in crisi”. Per ciò che attiene alle aziende operanti sul territorio, si registra un calo del dato delle nuove iscrizioni di quelle con dipendenti (da 1.844 del 2012 a 1.466 del 2013)”. Ricapitolando, “anche l’esame dei dati Inps evidenzia la situazione di profondo malessere della provincia”

Quindi le vertenze: sul territorio si registrano numerose crisi aziendali. Esempio sono i casi Natuzzi, Miroglio, Cementir, Vestas e Marcegaglia. Situazione “altrettanto drammatica” per le  piccole e medie imprese dell’appalto (indotto Ilva, Arsenale e Eni). In situazione non dissimile le imprese di servizi (mense e pulizia in ambito militare e scolastico) e dell’agroalimentare (Centrale del Latte) con il rischio di una “possibile ingente fuoriuscita di lavoratori dall’attività produttiva”. “Questo – concludono i sindacati – va a peggiorare l’attuale condizione occupazionale già critica, che ha visto dall’inizio della crisi ad oggi una riduzione di 13 mila occupati nell’intera provincia”.

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