Cronaca

Per comprare la droga bastava qualche squillo sul cellulare

Tre presunti spacciatori sono finiti in carcere e quattro ai “domiciliari” per un giro di cocaina, eroina e hashish


CAROSINO – Per il timore di essere intercettati, spacciatori e acquirenti utilizzavano un linguaggio in codice: i pusher avevano memorizzato sulla rubrica dei cellulari, per ogni acquirente, associato al nome, il luogo dove doveva avvenire la consegna mentre il  tossicomane per indicare la quantità di droga necessaria, si limitava a fare una serie di squilli. Ad ogni squillo corrispondeva una dose da consegnare.Sette arresti nell’operazione antidroga  “Penelope” condotta dai carabinieri. Cocaina, eroina e hashish arrivava dal brindisino e  veniva smerciata tra Carosino e i paesi limitrofi.

In manette sono finite sette persone. In carcere è finito Edwin Saitta, mentre a suo  fratello Gianfranco e ad Aldo Caputi,  già detenuti per altra causa, i provvedimenti sono stati notificati direttamente nella casa circondariale. Nicola Soleto, Emiliano D’Angiulli. Daniele Pezzarossa e Alessandro Cuppone sono, invece ,agli arresti domiciliari. All’alba di oggi i carabinieri della Stazione di San Giorgio Jonico, coadiuvati dai loro colleghi del Nucleo Operativo della Compagnia di Martina Franca, delle Stazioni di Grottaglie, Montemesola e della Compagnia di Manduria, supportati da due unità antidroga del Nucleo Cinofili di Modugno e da un velivolo del 6° Elinucleo di Bari, hanno eseguito i provvedimenti restrittivi firmati dal gip del Tribunale di Taranto, dott.ssa Patrizia Todisco, su richiesta del sostituto procuratore, dottor Lanfranco Marazia.

Impiegati trenta militari a bordo di otto “gazzelle” e te auto-civetta. L’operazione è stata  denominata “Penelope”, come la tela della moglie di Ulisse, perché fin da subito è apparso chiaro agli investigatori dell’Arma che quello che avevano di fronte era un lavoro interminabile a causa del numero consistente di tossicodipendenti individuati e dei  riscontri fatti. Il blitz “Penelope” è nato nel marzo del 2009 come costola di un’altra operazione  sempre condotta dai carabinieri della Stazione di San Giorgio Jonico con la collaborazione di quelli del Nucleo operativo della Compagnia di Martina e che portò, nel marzo del 2010, all’emissione di 21 ordinanze di custodia cautelare in carcere.

Nel vuoto venutosi a creare a seguito degli arresti eseguiti con quel blitz  si inserì un nuovo gruppo  i cui componenti erano legati fra loro da vincoli di parentela  o di antica e fidata amicizia, che operava inizialmente nell’abitato di Carosino, ma poi anche nei comuni limitrofi del capoluogo. Il gruppo aveva una struttura piramidale. Il blitz è stato illustrato dal capitano Francesco Buconi e dal tenente Francesco Bagnolo e dal  luogotenente Adriano Meleleo.

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