19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 07:17:57

Cronaca

Così Taranto prova a riprendersi i suoi beni


TARANTO – Un patrimonio fatto di appartamenti, terreni, ville. Strutture che potrebbero servire come il pane, in un territorio dove spesso le idee faticano a trovare casa. Eppure, quando lo Stato riesce a riprendersi ciò che le mafie (al plurale) gli hanno tolto, a volte sembra non sapere che farne. La confisca dei beni alle organizzazioni criminali non è solo la fine di un percorso investigativo, ma rappresenta il punto di partenza per far tornare quelle strutture a disposizione dei cittadini.

I beni sottoposti a confisca nella provincia di Taranto sono 116 di cui 79 già destinati a nuovo utilizzo e 37 in corso di destinazione da parte dell’Agenzia nazionale. E’ stato attivato un apposito nucleo di supporto per la destinazione e la gestione di questo patrimonio, che si è insediato nelle scorse settimane. Hanno fatto rumore, e notizia, i colpi inflitti a Cosimo Damiano Surgo (il 7 dicembre, ne parliamo in questa stessa pagina) ed a Luciano Bimbola, considerato vicino allo storico clan Modeo, che ad ottobre s’è visto confiscare due appartamenti e quote di un gettonato ristorante per complessivi 700.000 euro. “Eppure, spesso le amministrazioni comunali del nostro territorio non fanno fino in fondo la propria parte” spiega Anna Maria Bo-nifazi, referente dell’associazione Libera di don Ciotti, da sempre in prima linea su questo fronte. “I Comuni hanno un ruolo determinante nelle procedure di assegnazione. Un’occasione perduta è stata certamente la mancata partecipazione all’iniziativa regionale ‘libera il bene’, che metteva a disposizione risorse preziose per la ristrutturazione e la messa a bando dei beni confiscati. Come associazione, poi, abbiamo chiesto alle giunte Di Bello prima e Stefàno poi di fornirci i dati delle ‘famiglie bisognose’ alle quali in passato sono stati dati alcuni appartamenti confiscati. Non abbiamo avuto risposta”. Qualcosa si è mosso, comunque. “In città la consulta delle associazioni con portatori di handicap ha trovato sede in un locale confiscato. Da quello che ci risulta, poi, in un terreno di località Pantano si punta a realizzare un orto per anziani, mentra a Talsano una villa dovrebbe essere messa a disposizione di una casa famiglia”.

Giovanni Di Meo

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