16 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Giugno 2021 alle 07:01:57

Cronaca

L’allarme Borgo, tra scippi, furti e mendicanti

Il “salotto” della città è sempre più in preda al degrado: crescono paura e timori per la vivibilità


Il biglietto da visita della città che potrebbe essere una perla del turismo jonico, la capitale della cultura e via via così secondo le menate o le fole di alcuni (sognatori?, illusi?, opportunisti?, a  scelta), Taranto lo sfodera nel primo pomeriggio, alla cosiddetta controra.

Via D’Aquino, la strada che taglia il grande “salotto buono” (da piazza Maria Immacolata a piazza Garibaldi), è vuota ma non deserta. Radi passanti ed invece parecchi impiegati e funzionari degli istituti di credito e di aziende pubbliche e private.

Ci sono alcuni negozi aperti, quelli che hanno voluto o potuto credere nella realtà commerciale (che è tale altrove meno che qui), l’orario continuato.

Ed aperti sono i bar (o caffè, da questo momento in poi, vista l’eleganza degli arredi interni ed esterni) e le gelaterie. La gente, seduta ai tavolini, parla piano, non ci sono, almeno non si sentono per qualche sparuta ora, quei  suoni gutturali che contraddistinguono la tarentinità  ed i suoi  dialoghi: sembra che si stato compiuto almeno  un primo passo verso la civiltà.

Macchè! “Signoooora, … signooora…”: l’urlo fende il corridoio elegante della città. E’ arrivato il bestemmiatore. Ma oggi non è solo. “Ho fameeeee… Ho fameeee”, ecco la concorrenza schierarsi improvvisamente alle sue spalle in questo universo di balordi che punteggia il pomeriggio tarantino (e solo quello?). Un altro “soggetto”, anche lui noto, a grandi falcate sta percorrendo la via importunando con la sua petulante richiesta di denaro questo o quello tra i passanti.

Infastiditi, gli impiegati svoltano a sinistra, in una traversa. Alt! Ecco avanzare gli zingari, per loro natura più ubiqui del vento: marciapiede di sinistra una donna (che ha già introdotto sul lavoro, lei sì,  l’orario continuato); marciapiede di destra, due uomini frugano nei cassonetti cercando fra tutto quello che i tarantini buttano qualcosa che possa resuscitare sul mercato dell’usato. Le mani si tendono in cerca di elemosina. Davanti ai ristoranti ed altri locali pubblici, stazionano come piantoni statuari rappresentanti del Terzo e Quarto mondo. Anche loro con la mano tesa.

Non resta che tornare in ufficio, stanchi di essere “placcati” da questi “invisibili” non nel senso di “poveri”, ormai comunemente invalso, ma creature trasparenti, non rilevabili neppure con gli occhialini 3D, a chi di dovere.

Il fenomeno è più rilevante in centro che in periferia, per il luogo comune che distingue la massa dall’élite, e quest’ultima, per un altro luogo comune, dovrebbe  abitare solo in centro. Ci sono i nomadi che tentano di impietosire mostrando i bambini, ci sono gli estrosi che tentano di commuovere con i piccoli animali, ci sono i parcheggiatori abusivi regolarmente autorizzati dalla noncuranza sociale ad esercitare il libero arbitrio della richiesta. Il tutto nel tratto Arsenale-corso Due Mari, con i cassonetti che vomitano immondizia destinata a restare lì per giorni e giorni (ma felice di godersi una vacanza prima di finire nell’aria asfittica di una discarica), con mobili o brandelli di mobili depositati “atuttelore” sui marciapiedi per obbligare i tarantini a non sempre facili dribbling, con i cartoni (non schiacciati, piegati e legati insieme come si fa in un paese straniero, l’Italia) abbandonati dai commercianti come e dove sia sia.

Ma è il Borgo, è il quartiere più bello, il più affollato della città, il più concupito dove si riversa la massa per vedere come vive l’èlite. Per imparare a non essere così.

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