16 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Settembre 2021 alle 07:10:41

Cronaca

Business del “caro estinto”. In sei a giudizio


TARANTO – La contestazione è quella di ‘concorso in rivelazione e utilizzazione del segreto d’ufficio’. In pratica, dall’ospedale Santissima Annunziata arrivava la soffiata giusta per accaparrarsi il contratto per i funerali di pazienti appena deceduti. Con questa accusa oggi sei imputati sono stati rinviati a giudizio: si tratta di Egidio Turbato, titolare dell’omonima agenzia di pompe funebri, di quattro necrofori in servizio all’ospedale Santissima Annunziata, e di un volontario di un’associazione di volontariato addetto al trasporto delle ambulanze.

Al titolare dell’agenzia funebre è contestata l’aggravante di aver promosso e diretto l’attività illecita; inoltre, insieme ad uno degli imputati si sarebbe anche impossessato di una sedia a rotelle di proprietà della Asl di Taranto. Il giudice dell’udienza preliminare, dottor Pompeo Carriere, ha accolto le richieste di rinvio a giudizio e fissato per il prossimo 3 maggio la prima udienza dibattimentale. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Pasquale Blasi, Antonio Mancaniello, Pasquale Corigliano ed Antonino Guida. Secondo la ricostruzione dell’accusa che adesso passa al vaglio dei giudici del tribunale collegiale, l’agenzia di onoranze funebri sarebbe stata beneficiaria delle “talpe”, gli addetti della sala mortuaria del nosocomio di via Bruno – incaricati di un servizio pubblico, come l’autista delle ambulanze – che rivelavano notizie riservate al titolare. Insomma, quando un paziente era appena deceduto o addirittura era in procinto di morire, scattava la telefonata. Nel procedimento si è costituita parte civile l’azienda sanitaria, rappresentata dall’avvocato Egidio Albanese, che ha presentato una richiesta di risarcimento per danni patrimoniali e d’immagine fissata in 250.000 euro. Per il legale dell’azienda sanitaria, che ha depositato una memoria, “l’infedele condotta” degli indagati “consistita nella illegittima diffusione di notizie d’ufficio ha portato ad un’alterazione del pubblico servizio”, e “ha gravemente danneggiato la pubblica amministrazione sanitaria nella sua immagine”.

Giovanni Di Meo

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