21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

Cronaca

Lo strano silenzio degli ambientalisti


TARANTO – Strano ma vero. L’impeto degli ambientalisti pare essersi sopito. Come mai? Domanda da un milione di dollari. Ciò che colpisce è il silenzio assordante dietro il quale sembrano essersi trincerati gli ambientalisti ionici. L’opinione pubblica si era quasi abituata ai cortei che si snodavano per il centro cittadino con tanto di scolari al seguito. Difficile dimenticare le conferenze urlate ed i convegni fiume di specialisti (o presunti tali) che si interrogavano, ed interrogavano, sui danni della grande industria. D’improvviso, quasi per incanto, tutto è finito, proprio quando gli amministratori locali stanno per concedere all’Eni di Taranto le autorizzazioni per realizzare il progetto Tempa Rossa e la nuova centrale.

Progetti, ovviamente utili all’economia ionica. Ma possibile che nessuno si stia chiedendo di quanto aumenteranno le emissioni di idrogeni solforati? Possibile che nessuno si stia chiedendo di quanto aumenterà il rischio di incidenti relativo all’attracco di navi petroliere che passeranno da 43 a 133? La risposta è no, o almeno, gli ambientalisti (salvo qualche scarno comunicato stampa) non se lo stanno chiedendo. O meglio, probabilmente se lo staranno anche chiedendo, ma forse la questione relativa all’Eni provoca meno “appeal elettorale” rispetto alle emissioni del camino E312 dell’Ilva. A proposito, secondo i rilevamenti dell’Arpa, le diossine sono al di sotto degli 0,4 nanogrammi previsti dalla legge antidiossina di Vendola. Una battaglia vinta, direbbero gli ambientalisti. Perché allora non cominciare a passare in rassegna gli altri colossi della grande industria? Il mistero regna.

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