11 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Aprile 2021 alle 08:07:16

Cronaca

“Noi, tagliati fuori dall’Eni”


TARANTO – “Siamo stati completamente tagliati fuori. L’Eni ormai si serve, quasi esclusivamente, di aziende che non sono tarantine. Tutto ciò è inconcepibile”. Comprensibile il rammarico di chi ha dovuto faticare non poco per riuscire a mantenere a galla la propria attività riuscendo a garantire lo stipendio di decine di lavoratori. E’ il caso di Antonio Stigliano, titolare di Artecnica, che racconta i rapporti tra l’Eni e le imprese locali. La nostra inchiesta che, da oltre un mese e mezzo, cerca di fare chiarezza in merito alle compensazioni, a dir poco ridicole, chieste dai nostri amministratori all’Eni in cambio della realizzazione dei progetti Tempa Rossa e nuova centrale si arricchisce di ulteriori spunti di riflessione.

Nei giorni scorsi è stato Giovanni Palumbo, commissario cittadino dell’Italia dei Valori e manager di una azienda locale ad alzare il coperchio svelando i rapporti che intercorrono tra le imprese tarantine e lo stabilimento: praticamente inesistenti “ad eccezione di 3-4 beneficiari” che continuano a lavorare con l’Eni. “Non ci fanno fornire più nulla – afferma Stigliano di Artecnica – si servono delle imprese tarantine solo in caso di emergenza. Per tutto il resto fanno lavorare le aziende di altre parti d’Italia. Siamo stati tagliati fuori”. Secondo Antonio Stigliano, da un paio d’anni, l’Eni preferirebbe rifornirsi al di fuori di Taranto. Una circostanza strana visto che i costi sono di gran lunga superiori anche in considerazione del trasporto “ma anche della manodopera. Non riesco a capire come mai si preferisce favorire aziende esterne al territorio. L’Eni non si rende conto di quanto possa essere utile, anche per i suoi bilanci, far girare l’economia tarantina. Per noi imprenditori è un momento difficile – spiega Stigliano. Non sappiamo a chi rivolgerci anche perchè i politici continuano a stare zitti. Non sono interessati a queste vicende. Eppure stiamo parlando del futuro di una città intera”. “Se le imprese non girano, non c’è lavoro. Di conseguenza a Taranto – conclude l’imprenditore tarantino – diventerà sempre più difficile vivere. Altro che progetti di sviluppo”.

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