02 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2020 alle 19:14:04

Cronaca

Si comincia: In aula le lacrime di Sabrina


TARANTO – Ore 9.50 ha inizio il processo. In aula Alessandrini entra la Corte d’Assise. Preceduta di pochi secondi da Sabrina Misseri e Cosima Serrano, le principali imputate del processo per la morte di Sarah Scazzi. Mamma e figlia entrano nella stessa gabbia, trascinandosi dietro idealmente i loro capi di imputazione da ergastolo. Sono entrambe vestite di nero. Zia Mimina è una statua di ghiaccio, mentre lancia uno sguardo nell’aula, zeppa di avvocati e giornalisti. Sabrina, invece, resta dietro. Appare smarrita e scoppia in lacrime. Si rivolge ad un agente che le apre subito la porta della gabbia. “Non ce la faccio” sembra sussurrare.

Poi, però, resta al suo posto, in retroguardia rispetto alla mamma. Singhiozza per oltre quindici minuti. Si asciuga le lacrime a più riprese e si dà coraggio sorseggiando l’acqua da una bottiglietta di plastica. A meno di due metri c’è Michele Misseri, l’uomo di casa. Lui cerca più volte lo sguardo di moglie e figlia accusate di essere le carnefici di Sarah. Loro non lo degnano di attenzione. I suoi proclami di colpevolezza non lo salvano agli occhi delle due dame nere. Sabrina abbassa il capoccione sul petto. Appare smagrita, ma meno di quanto ci si aspettasse. Cosima invece, è sempre la stessa. Non china il capo, incorniciato dai capelli grigi fermati da un cerchietto nero. Sembra voler notare tutto quasi ad ostentare il suo desiderio di ignorare Michele. Quell’uomo che ha tradito la famiglia accusando Sabrina. Il suo compagno di una vita ora è il suo peggiore nemico. Ignora lui, ma con gli occhi va alla ricerca di quelli di Concetta. E’ sua sorella, ma è soprattutto la mamma della piccola Sarah. Concetta è lì con la sua sete di giustizia. Al fianco ha il marito Giacomo e il figlio Claudio. Non vuole parlare, ma vuole ascoltare tutto. Il dibattimento prende il via con il Comune di Avetrana che formalizza la sua costituzione di parte civile, mediante l’avvocato Pasquale Corleto. Poi si affronta il primo bivio spinoso. Le tv vogliono riprendere il processo. Sono proprio gli avvocati di Sabrina e Cosima ad opporsi alla richiesta. Non è una sorpresa. Sabrina aveva già fatto sapere di non voler essere immortalata, mentre è in gabbia. La Corte si ritira in camera di consiglio per valutare le obiezioni. Dopo oltre un’ora la campanella d’udienza torna a suonare e i giudici fanno nuovamente capolino. E’ il presidente a leggere una corposa aordinanza. La sintesi è che la pubblicità del processo viene fatta salva. Così come i diritti degli imputati che hanno chiesto di non essere fotografati e ripresi. In sostanza durante le udienze dibattimentali non saranno ammessi i fotografi, mentre le udienze saranno riprese dalla trasmissione di Raitre “Un giorno in Pretura”. Le immagini saranno riversate nella sala stampa allestita all’esterno dell’aula Alessandrini su due monitor. Il tutto per consentire ai giornalisti accreditati di seguire il dibattimento. Non potranno essere trasmesse, poerò, i volti di coloro che hanno negato il consenso, quindi di Sabrina e Cosima su tutti. Così come la corte si è riservata di valutare nel corso dello svolgimento del giudizio l’opportunità di restringere le disposizioni. Superato lo scoglio delle riprese tv, il processo è entrato nella fase delle questioni preliminari. Le prime obiezioni sono piovute proprio sulla costituzione di parte civile in giudizio da parte del Comune di Avetrana. All’entrata nel processo del Comune si sono opposti, i difensori di tutti gli imputati. Poi lo scontro si è esteso all’ammissibilità di una serie di deposizioni, sulle quali accuse e difesa si sono affrontate in punta di diritto. Ascoltate le questioni preliminari la Corte si è nuovamente ritirata in camera di consiglio. Mario Diliberto

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