10 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 10 Maggio 2021 alle 07:32:34

Cronaca

Uomo accoltellato al petto. E’ stato il padre dopo una lite

Hanno fatto a botte per motivi futili. Poi l'uomo ha ferito gravemente il figlio all’angolo tra via Minniti e via Mazzini


Sarebbe stato il padre a ferire in modo grave, a coltellate, il trentenne Vito Diofebo, nella tarda serata di sabato all’angolo tra via Minniti e via Mazzini.

I carabinieri hanno risolto il giallo a tempo di record e hanno arrestato il sessantaquattrenne Natale Diofebo.

Ore 22.30 di sabato:  Vito Diofebo, ex guardia giurata, viene segnalato riverso per terra, privo di sensi, sotto la pioggia battente. L’ambulanza del 118 giunge immediatamente sul posto insieme ad una “gazzella” dell’Arma e i soccorritori fanno l’amara constatazione. Quel corpo privo di sensi, ma ancora in vita, presenta due profonde ferite al torace e all’addome. Si tratta di un accoltellamento.

Subito si attiva la macchina investigativa dei carabinieri della Compagnia di Taranto diretti dal capitano Carmine Mingiello e dal tenente Pietro Laghezza.  Gli elementi da cui partire sono pochi: un giovane di Paolo VI in quella via del borgo, senza testimoni (la via è deserta), con tutte le saracinesche abbassate e neanche una telecamera utile. La vittima, che versa in gravissime condizioni, viene immediatamente trasportata al “Ss. Annunziata” ma non può riferire nulla agli investigatori poiché è priva di sensi e così rimarrà sino al mattino dopo. Le ferite hanno interessato organi interni ed è in atto una emorragia al polmone sinistro.

Uno dei due fendenti  ha sfiorato il cuore, per cui è si è reso necessario un intervento chirurgico urgente al quale è stato sottoposto in nottata. Gli investigatori  contattano i parenti che  si precipitano in ospedale e in caserma per avere notizie, ma soprattutto per fornire elementi utili alle indagini. Vito Diofebo è un ragazzo tranquillo, non fa  vita mondana, non frequenta circoli.

Ma allora cosa ci faceva in quella via deserta? Chi ha incontrato? Il portafogli era regolarmente nella tasca dei pantaloni e anche i telefonini all’interno del giubbino. La rapina finita male si può escludere. Allora un regolamento di conti? Si inizia a indagare sul recente passato. I parenti non sanno riferire e sono sbigottiti. Per tutta la notte si cercano testimoni. Nessun esito.

Finalmente viene rinvenuta l’autovettura della vittima, le cui chiavi erano custodite nelle tasche del giubbino. E’ regolarmente parcheggiata a meno di un  isolato da dove era disteso il ferito. All’alba il giovane si risveglia e sussurra agli investigatori che l’ultima cosa che ricorda è il circolo nel quale aveva bevuto un paio di birre e poi un forte dolore all’addome e al petto.  I filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona avevano ritratto due sagome di cui una molto simile a quella del padre che era andato nella notte a piangere il figlio in fin di vita in ospedale.

Natale Diofebo che aveva  spento anche il cellulare per non essere contattato, viene rintracciato in un ristorante. Cerca di rifugiarsi nella cucina ma viene bloccato e arrestato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche