10 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 10 Maggio 2021 alle 07:32:34

Cronaca

Caso Ilva, la Fim Cisl: “No alla chiusura di stabilimenti”

Il confronto tra azienda e sindacati dei lavoratori. Il caso Taranto


«Si è appena concluso a Roma l’incontro tra il coordinamento nazionale di Fim – Fiom – Uilm e la direzione aziendale Ilva. Al tavolo l’azienda ci ha comunicato di non essere ancora in grado di fornirci i dati finanziari del 2013, confermando tuttavia la stabilità occupazionale del Gruppo Ilva, che, complessivamente, si attesta a 14.696 dipendenti».

E' quanto si legge in una nota a firma congiunta di Marco Bentivogli, Segretario Nazionale Fim Cisl e Mimmo Panarelli, Segretario Gen. Fim Cisl Taranto-Brindisi.

«L’azienda – scrivono – ci ha confermato che, a valle del decreto ministeriale sul piano ambientale (previsto entro il 28 febbraio 2014), ci verrà presentato il Piano Industriale, su cui si sta già lavorando. Il Piano dovrebbe prevedere una spesa di ambientalizzazione, di innovazione e manutenzione industriale di circa 3 miliardi. Al riguardo è già in fase avanzata la ricerca delle diverse fonti di finanziamento. L’aziende sul piano generale, infine, ha manifestato la necessità di costruire il nuovo Premio di risultato (PdR) in modo conseguente alla riconfigurazione del processo produttivo sul “flusso teso” e con migliori performance qualitative».

«Circa i vari siti produttivi – aggiungono -, mentre non si segnalano particolari criticità per gli stabilimenti piemontesi di  Novi Ligure (Al) e Racconigi  (Cn), su Genova l’azienda, per il prossimo anno,  si è impegnata a rilanciare la fabbrica, attraverso il rilancio della banda stagnata e l’implementazione di un nuovo “slitter”, al fine di scongiurare gli eventuali esuberi del personale. Su Taranto, invece, è avviato il percorso teso al prolungamento dei Contratti di solidarietà. In conclusione, l’azienda ha dichiarato la volontà di chiusura del sito di Torino (conta 22 dipendenti) nei primi mesi del 2015, e di quello ubicato in provincia di Frosinone, a Patrica (67 dipendenti), mediante l’avvio della procedura di Mobilità da giugno 2014».

Per la FIM-CISL «non è accettabile che, preventivamente al confronto sul Piano industriale, l’azienda esordisca con la chiusura di due stabilimenti. Chiediamo di aprire immediatamente il confronto, perché non avvengano i licenziamenti e si trovino soluzioni alternative per i due siti. La FIM-CISL intende avviare mobilitazione e confronto, perché s’impediscano i licenziamenti».

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