Cronaca

Un centesimo sulla benzina per abolire Tarsu e Ici

Vedo che la confusione intorno alla vicenda Eni regna sovrana. I problemi sono due e non vanno confusi, il primo riguarda l’ampliamento degli impianti richiesto da Eni, cioè l’autorizzazione al raddoppio o quadruplicazione della produzione di energia elettrica e l’autorizzazione al cosiddetto progetto Tempa Rossa, il secondo attiene alle compensazioni dovute alla città per la presenza sul territorio, da oltre mezzo secolo, di attività fortemente inquinanti. Esaminiamo questi argomenti: nuova centrale elettrica , progetto Tempa rossa, compensazioni.

Centrale elettrica: è ovvio che tutti si auspicano la sostituzione della vecchia centrale con una nuova meno inquinate, ma non si capisce perché si debba aumentarne a dismisura la potenza e oltretutto mantenere in piedi la vecchia di 39 MWe accanto alla nuova. A gas metano quest’ultima‘, ma anche il metano inquina con l’emissione di svariate sostanze, prime fra tutte l’anidride carbonica, e soprattutto gli ossidi di azoto, fortemente nocivi, dei quali nessuno ne parla. Il progetto di ampliamento è stato rigettato dalla Amministrazione Comunale il 16 luglio 2008 in sede di riunione del Comitato di Coordinamento ,ex art. 4 dell’Accordo di Programma, presso il Ministero dell’ambiente a Roma , e successivamente il 21 ottobre 2009 con delibera di Giunta Comunale, per cui non si capisce il balletto di dichiarazioni e incontri sulle compensazioni. Tempa Rossa: mistero profondo sul come si sarebbe arrivati ad una autorizzazione da parte della Regione, in Giunta e in Consiglio Comunale non se ne è mai parlato. Il progetto per quanto se ne è potuto apprendere dagli organi di stampa è alquanto bizzarro, prevede la estrazione del petrolio lucano da parte di una compagnia petrolifera, credo inglese, il trasporto a Taranto in raffineria per alcuni trattamenti e il successivo imbarco dal porto per destinazioni estere; nello stesso tempo dall’estero continuerebbero ad arrivare in porto le navi che riforniscono di petrolio la raffineria , per cui allo stesso molo si avrebbero in contemporanea navi che portano petrolio e altre che se lo portano via. La città ne ricaverebbe comunque solo danno ambientale e rischi dall’aumento di questo strano traffico di petroliere. Il progetto è oltretutto sbagliato dal punto di vista economico e della sicurezza nazionale, perché ci priviamo , mentre il petrolio è ancora abbondante sui mercati, delle nostre poche risorse strategiche. Quando arriveranno i tempi di magra, in attesa che siano trovate dalla scienza soluzioni alternative al petrolio, quelle riserve permetterebbero al paese di continuare a lavorare e a riscaldarsi. Se il progetto non può essere fermato, cioè se l’autorizzazione fosse comunque valida, si dovrebbe chiedere per ragioni di sicurezza che le operazioni di carico e scarico delle navi avvenissero fuori Mar Grande, spostando la pipe-line fuori rada, oltre Punta Rondinella. Compensazioni: non possono essere concepite come elargizioni o elemosine per ottenere licenze di ampliamento di impianti , esse vanno riconosciute alla città per la presenza invasiva da oltre mezzo secolo di abnormi presenze industriali, che la soffocano fisicamente e impediscono uno sviluppo alternativo nella mitilicultura , nel turismo, nel settore agroalimentare. Ora le proposte che pervengono, il sostenere una squadra sportiva, l’abbellimento di un giardino, rientrano tra le normali attività promozionali e di pubbliche relazioni, mecenatismo se volete, che tutte le aziende, anche a Taranto quelle piccole, attuano per la promozione dell’immagine. Ed è anche inattuabile l’idea di far pagare meno il carburante ai tarantini, evidentemente con certificato di residenza presso i distributori che si riforniscono dalla raffineria. La questione andrebbe affrontata in altro modo, qui si movimentano quantità enormi di benzina e acciaio, se solo si chiedesse una tassa, o una compensazione di un centesimo, di un solo centesimo, che non influisce per nulla sui costi aziendali, per ogni litro di benzina e chilo di acciaio, dati gli abnormi volumi di produzione si ricaverebbero rispettivamente ogni anno 70.000.000 di euro dalla benzina e 100.000.000 dall’acciaio, cioè centosettanta milioni di euro. Certo non è facile far accettare queste condizioni, ma sarebbe un buon punto di partenza per avviare il confronto, se solo si ottenesse la metà il Comune potrebbe abolire Tarsu e Ici.

Lucio Pierri

ex assessore comunale

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