19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 07:17:57

Cronaca

Morì in Arsenale, 7 alla sbarra


TARANTO – Tre ufficiali e quattro responsabili della ditta che effettuava i lavori per i quali sarebbero stati utilizzati i pannelli che hanno ucciso il povero Giovanni De Cuia. Sono gli imputato nel procedimento sfociato all’attenzione del gup, e che dovrà fare giustizia sulla vicenda della morte bianca che il 25 gennaio del 2010 funestò l’Arsenale miliare di Taranto. I reati ipotizzati dal pubblico ministero, dottor Raffaele Graziano, vanno dalla violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro all’omicidio colposo.

54 anni, dipendente civile del Ministero della Difesa ed addetto alla vigilanza nella Divisione Sistema Nave, De Cuia – molto conosciuto e amato dai colleghi dello stabilimento militare – venne travolto da una catasta di pannelli metallici mentre, dopo una pausa, stava tornando nel luogo di lavoro. Mentre camminava su un marciapiede, la montagna di materiale ha ceduto improvvisamente, investendo e schiacciando il povero operaio che morì sul colpo. Stando alla ricostruzione fatta dagli ispettori del lavoro, i lastroni erano stati accatastati alcune ore prima e sarebbero stati utilizzati per la costruzione del capannone di una nuova officina polifunzionale. La morte di De Cuia destò enorme clamore tra gli ‘arsenalotti’, che diedero vita ad una manifestazione spontanea dopo lo choc per quanto accaduto, per chiedere che venissero accertate tutte le responsabilità per una tragedia assurda. Dopo la conclusione dell’inchiesta, ieri è stato il giorno del primo appuntamento davanti al giudice della preliminare, ma un’omessa notifica ha fatto slittare tutto al 20 aprile prossimo. In quell’occasione si costituiranno parte civile nel procedimento i familiari del lavoratore, che sono assistiti in questo procedimento dall’avvocato Massimiliano Del Vecchio. Ad essere chiamata in causa anche la ditta che avrebbe utilizzato i pannelli.

Giovanni Di Meo

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