28 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Luglio 2021 alle 02:40:00

Cronaca

Crisi e mafia, scatta l’allarme edilizia

L’sos viene lanciato dalla Fillea Cgil: le organizzazioni malavitose stanno sfruttando le difficoltà per potersi incuneare nel settore


Metà del lavoro nel settore edile di Taranto, dal 2008 ad oggi, è scomparso nel nulla e il comparto rischia di finire vittima due volte: della crisi e del predominio delle organizzazioni malavitose.

Si apre sotto l’ombra di una recessione senza precedenti il IX congresso della Fillea-Cgil di Taranto che si svolgerà lunedì 24 febbraio. La relazione introduttiva del segretario generale della Fillea di Taranto, Antonio Stasi, traccerà in tal senso i contorni di una debacle del settore edile che nella sola provincia di Taranto ha già prodotto numeri da bollettino di guerra.

Degli 8.551 operai censiti nel 2008 – dice Stasi – siamo passati a solo 4.325 del 2013. Le 8.254.045 ore lavorate del 2008 si sono trasformate nel 2013 a poco più di 3 milioni. Caduta libera anche per la massa salari passata da circa 68milioni ai soli 37milioni dell’anno 2013. Dati che aggiornati ad oggi rischiano di aggravare il quadro d’assieme che nella crisi di settore vede ora anche protagoniste aziende storiche come la Cementir: ultima delle vertenze in atto. Come Cgil abbiamo indicato punto per punto un piano di riforme inderogabili per superare la crisi – dice Stasi – e come Fillea abbiamo chiesto a chiari lettere di passare dal rigore imposto solo ai più deboli, a politiche di rilancio per il mondo delle costruzioni che potesse prendere linfa vitale a cominciare dalle grandi emergenze che vive il paese: una fra tutte quella del dissesto idrogeologico che deve essere assunta come priorità per evitare che nei nostri comuni si continui a morire o a perdere tutto perché non si sono messi in sicurezza strade, argini di canali o fiume.

La mancanza di risorse pubbliche, la scarsa capacità progettuale della pubblica amministrazione, la stretta creditizia, il ritardo dei pagamenti delle PA e l’immobilismo del mercato immobiliare completano un quadro di crisi che alla fine penalizza soprattutto lavoratori e aziende legali.

Ad avvantaggiarsi del cono d’ombra calato sul comparto – specifica Stasi – sono le organizzazioni criminali, mafia, n’drangheta, camorra, che al contrario delle imprese legali sanno come disporre di liquidità e come accaparrarsi appalti. Su questo tema è necessario che anche sulle grandi opere che riguarderanno Taranto si apra una riflessione importante, per evitare la definitiva destrutturazione del lavoro e del lavoro.

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